Sono
un Ingegnere... non e' un vanto, non e' un offesa ma comunque,
nel bene e nel male, sono un ingegnere 
Tra i vari articoli, trattati, barzellette e documenti che circolano
sugli ingegneri trovo che questo estratto dal libro "Lavori socialmente
inutili" sia non solo molto divertente ma anche fondamentalmente
vero quindi perche' vergognarsi o nascondersi dietro un'aura di
irraggiungibilita'? Meglio dichiararsi e confrontarsi, criticarsi
con un pizzico di autoironia e eventualmente farsi due risate! 
Gli Ingegneri
...tratto
da Lavori socialmente inutili PROPRIO COSI' NOIOSI?
Siamo tutti concordi nel ritenere la simpatia una delle caratteristiche
fondamentali di una persona, insieme all'intelligenza e alla bellezza
(e al suo conto in banca). Ma in un mondo dove, pronunciate con il
giusto accento, le parole bello e furbo significano rispettivamente "pezzo
di ciospo" e "bravo fesso", anche l'espressione "è simpatico" deve
destare sospetto, se usata in due contesti particolari.
"Com'è quella ragazza?" - "Mah... è simpatica".
In questo caso si indica, senza possibilità di malintesi, che
la suddetta ragazza è irrimediabilmente un rospo.
"Ti presento un mio amico. E’ un ingegnere, però è simpatico".
In quest'altro caso si intende implicitamente che la stragrande maggioranza
degli ingegneri sono degli sfigati totali.
E nell'immaginario
collettivo, effettivamente, l'immagine dell'ingegnere non spicca per
brillantezza. Egli è riconosciuto come un genialoide
e ci si fida di lui ogni qual volta si prende un aereo, si sale su una
funivia, si passa su un viadotto o dentro una galleria. Ma nella lista
delle persone con cui si gradirebbe passare una serata, l'ingegnere viene
poco prima del mostro di Milwaukee.
Oltretutto è l'ingegnere stesso ad alimentare questa cattiva
fama e a ritenere che la nomea di noiosissimo attribuita ai suoi colleghi
(non a se stesso, si badi) sia del tutto meritata. Al punto che il
metodo più rapido per far breccia nel suo cuore è dirgli "tu
sei un ingegnere atipico".
Ma è tutto
vero? Gli ingegneri sono realmente dei noiosissimi fanatici di motori
a propulsione idrodinamica, o sotto la rude scorza
di civili, elettrici, meccanici, nucleari e quant'altro si nascondono
degli allegri simpaticoni? E in che modo saper risolvere un'equazione
differenziale di quarto grado li aiuta nella vita di tutti i giorni?
Da Bambino
Ingegneri si nasce o si diventa? Né l'uno né l'altro. Quello
che conta è nascere in una famiglia della serie "mio figlio
sarà un ingegnere e io farò di tutto affinché ciò accada".
Apparentemente simile ai suoi coetanei, dunque, a uno sguardo attento
il bimbo predestinato è riconoscibile da alcuni particolari.
Il nome.
L'ovvia osservazione che nessun "Gigi" o "Pino" sarà mai
un importante dirigente d'azienda fa sì che il genitore avveduto
programmi persino il nome del nascituro, che non viene scelto dall'elenco
dei Santi, bensì da quello dei premi Nobel. Più il nome è altisonante
(ad esempio Alberto, Giorgio, Fabrizio ecc…) e più importante è il
personaggio, maggiori saranno le aspettative dei genitori.
L'educazione
E’ una parte fondamentale del progetto "figlio ingegnere" e
una delle più difficili da realizzare. Si tratta di far apparire
interessante ed allettante una carriera da progettista alla Fiat. Un'opera
propagandistica che, in quanto a fantasia, supera quella dei "comunisti
che mangiano i bambini". La tattica è semplice: si tratta di incensare Ingegneria e contemporaneamente
gettare fango su tutte le altre facoltà e professioni, con frasi
del tipo: "Guarda com'è robusto e alto quel signore, Enrico; è senz'altro
un ingegnere". "Dai cento lire a quel laureato in scienze politiche che chiede
l'elemosina, Odoacre". "uuuh, Rinaldo, guarda che carina quella bimba. Da grande diventerà sicuramente
la moglie di un ingegnere ... ". "Aleramo, fai il bravo, altrimenti chiamo l'idraulico! ".
Tra le mura domestiche
verranno lette solo fiabe opportunamente modificate: Biancaneve e i
sette ingegneri minerari, Cappuccetto Rosso e il Filosofo
cattivo, Pollicino (con il rettore di Lettere nella parte dell'Orco).
I papà più diabolici arriveranno anche a doppiare i film
e il bimbo crescerà avendo come eroe l'Ingegner Rambo.
I giochi
Mentre i bambini normali fanno le battaglie con i soldatini, l'ingegnerino
all'età di due anni ha già ricevuto una confezione da 20
kg di Lego, il Meccano, il Piccolo Chimico e ha dovuto firmare una dichiarazione
in cui si impegna, prima di richiedere altri doni, a trovare il punto
di fusione dello stagno e a costruire una riproduzione del ponte di Brooklyn
in scala 1:10. E se proprio riesce a convincere i suoi a regalargli un
bambolotto, si ritroverà ad essere l'unico bambino della compagnia
a giocare con "Big jim progettista", in giacca e cravatta e
24 ore in finta pelle. Al giorno d'oggi
cambia la forma, ma resta la sostanza; niente Lego né Big jim, dunque. Ma, quando tutti i bambini videogiocano con
Lara Croft o Fifa 2000, l'ingegnerino passa le sue ore al computer a "divertirsi" con
Autocad 14.
Come salvarsi
Se vi chiamate Rubbia (di nome), se nella versione del Titanic
che avete visto la colpa era di un cattivissimo architetto
che aveva sabotato l'altrimenti
magnifico piano dell'Ing. Di Caprio e se all'ultimo Natale vi hanno
regalato un tecnigrafò, siete messi male. L'unica
soluzione è far
fuori mamma e papà. Del resto, il fatto che essi abbiano deliberatamente
deciso di farvi perdere 5 diottrie e metà dei capelli entro
i 24 anni, e di farvi passare il resto della vostra vita a progettare
alberi
a canne, costituirà sicuramente un'attenuante nel caso vi becchino.
Ma attenzione: pensate prima a come mettere in pratica il vostro proposito.
Se vi vengono in mente soluzioni efferate, passi. Ma se pensate di collegare
alla maniglia della porta del salotto un'asta a bilanciere che, innestandosi
in un toroide genera un impulso elettromagnetico che manda un segnale
radiocomandato a un braccio meccanico che agisce sul grilletto di un
fucile a precisione...
Se pensate tutto
questo, lasciate perdere: l'opera di ingegnerizzazione è stata
completata e non c'è più niente da fare.
L'università
Per il predestinato, l'iscrizione al Politecnico rappresenta solo
un atto burocratico, una banale azione il cui risultato sarà il
riconoscimento formale, da parte dello Stato, del suo essere
un ingegnere. Cosa che, peraltro,
egli sapeva benissimo di essere già dalla
nascita.
Pertanto la scelta
della facoltà non è il risultato di
dubbi angosciosi e di notti insonni passate a sfogliare i piani di studio
di tutte le università italiane, da Araldica a Zoologia. No, andare
all'università è una cosa che egli sa già fare,
geneticamente, come dimensionare un flussometro o calcolare il logaritmo
neperiano di 3.
Ma non tutti gli iscritti al primo anno di Ingegneria hanno la forza
dei propri cromosomi dalla loro.
C'è chi lo fa come precisa scelta per entrare più facilmente
nel mondo del lavoro (salvo poi scoprire, una volta laureato, che le
statistiche erano sbagliate, e che sarebbe stato molto più conveniente
iscriversi a Geologia o, meglio ancora, fare un corso da parquettista).
C'è chi si iscrive all'Università al solo scopo di ritardare
di un anno la partenza a militare: tanto vale allora buttarsi su una
facoltà che permetta di vantarsi con i propri parenti e scroccare
laute mance natalizie ("Mica mi sono iscritto a una facoltà qualsiasi
... ").
C'è chi lo fa perché al liceo aveva 8 in matematica e
fisica e chi perché, nelle stesse materie, aveva 4, ma "era
tutta colpa dei professori che non sapevano valorizzare il mio lato scientifico.
Gliela farò vedere io, chi aveva ragione ... ". Tempo medio
di permanenza in facoltà: 3 settimane, 1 mese al massimo, se c'è qualche
compagna di corso carina (evento altamente improbabile).
E, a proposito di
compagne carine, non mancano nemmeno le iscrizioni dettate dal cuore
più che dalla ragione:
"Anche il mio ragazzo si è iscritto a Ingegneria. Così frequenteremo
le stesse lezioni e studieremo insieme e ci vedremo tutto il giorno" (Per
coppie innamorate e/o psicopatiche).
"Il mio ragazzo si è iscritto a Economia, e la sede di Ingegneria è quella
più lontana" (Per coppie già un po' meno innamorate).
"Il mio ragazzo è al secondo anno di Ingegneria: almeno
non dovrò comprare i libri" (Coppia che non ha più niente
da dirsi o coppia genovese).
Analisi
Mai nome fu più azzeccato: non si contano gli aspiranti ingegneri
che finiscono in analisi dopo il 12' tentativo di passare l'esame. E in effetti questo
esame è uno dei più grossi spartiacque
del corso di laurea:
·
chi riesce a passarlo solo al 10' tentativo perderà notti di sonno,
perderà peso e perderà i capelli.
· chi lo passa alla prima, in compenso, perderà gli amici: l'invidia è una
gran brutta bestia.
In entrambi i casi
affrontare l'esame di Analisi 1 ha un che di epico, è un
po' come una grande battaglia, ognuno ha la sua fetta di aneddoti più o
meno grotteschi da raccontare. E, come le grandi battaglie, anche Analisi
1 ha i suoi eroi.
Pensate a Ciccio
(non un gran nome per un ingegnere, ma tant'è ...
) che, dopo mesi di accurata preparazione, si presenta a dare l'esame,
salutando gli amici al grido di "ho studiato tutto. L'unica cosa
che proprio non so, sono i due teoremi di Lagrange. Non ho capito niente".
... 15 minuti dopo
Professore: "Buongiorno".
Ciccio: "Buongiorno".
Professore: "Dunque.... cosa potrei chiederle... mi dimostri il
teorema di Lagrange".
L'uomo comune inizierebbe
a urlare, a balbettare patetiche scuse o a piagnucolare sul tono "le giuro che è l'unica cosa che non
ho studiato, mi faccia un'altra domanda, la prego ... ".
Ma Ciccio è un eroe e affronta la morte guardandola negli occhi: "Quale?
Il primo o il secondo? ".
"II primo".
A questo punto la
platea è conquistata e segue la vicenda col
fiato sospeso, sperando nel miracolo. Ciccio è già entrato
nel mito e, se cedesse, lo capiremmo. Ma lui no. Prolunga l'agonia e
lotta fino all'ultimo.
"Veramente il Primo non l'ho fatto".
"Non importa. Mi dimostri pure il secondo".
"Non ho fatto neppure il secondo. Vado? ".
"Vada".
Applausi e pacche sulle spalle.
Ciccio è anche il perfetto esempio di un'altra classe di laureandi:
lo sfortunatissimo. Quello a cui chiederanno sempre l'unica parte che
non ha studiato o, se ha studiato tutto, quella che ha capito un po'
meno o, se ha capito tutto, qualcosa che non è nel programma o
che non è neppure ancora stato dimostrato.
Per questo, all'appello
successivo, i Cicci combattivi si preparano sempre più meticolosamente, arrivando a telefonare ai pronipoti
di Lagrange, per chiedere se per caso il loro trisavolo non avesse un
terzo teorema gelosamente custodito nel cassetto (la probabile risposta
sarà: effettivamente sì, l'abbiamo venduto ieri a un professore
di Ingegneria, ha detto che lo avrebbe usato per un esame ... )
Alla fine però,
stanchi di lottare, i Cicci di tutte le sezioni di Ingegneria si piegheranno
al destino, accetteranno qualunque voto
pur di porre fine al calvario e si laureeranno con un'immeritatissima
media del 22.
Scienza delle costruzioni
Esperienza comune a tutti i corsi di laurea, è considerato
dai professori e da una certa categoria di studenti come un esame
fondamentale
per la formazione del laureando. E' invece un orrido mattonazzo secondo
altri studenti, quelli che hanno una vita. La materia insegnata
varia a seconda del corso di laurea, così come
l'insegnante. Ciò nonostante alcune peculiarità si manifestano
trasversalmente in tutte le sezioni, da Elettronica a Gestionale:
·
il professore ha 80 anni, un nome strano e ripete la stessa lezione,
parola per parola, negli stessi giorni e alla stessa ora da 35 anni.
Lieve controindicazione: gli ultimi ritrovati della scienza e della tecnica
sono un tantino "trascurati" e il professore, nella lezione
del 12 febbraio, auspica l'avvento di uno strumento di calcolo più veloce
del pur sempre utilissimo regolo.
·
Non esiste alcun libro su cui studiare. Oppure ce ne sono 12, da cui
prendere a spizzichi e bocconi. Oppure ce n'è uno solo, ma è in
tedesco, scritto a mano con calligrafia indecifrabile.
·
L'esame comincia con la frase "Le chiederò qualcosa di facile
... " e finisce con lo studente in lacrime, giunto al livello più basso
della sua autostima.
Contrariamente ad
Analisi, Scienza delle costruzioni è un esame
che si passa alla prima. La variabile, in questo caso, è il tempo
necessario per prepararsi. Ed è una variabile molto variabile:
si va da tre settimane (il figlio del rettore) ad alcuni anni.
In più è un esame letale per quelli successivi, perché in
qualunque caso provoca reazioni scomposte dei professori e tre frasi
tipiche:
Per chi lo ha passato
per un pelo: "Eh, ma lei mi ha preso solo
18 di Scienza, io non posso certo darle di più. Che figura ci
faremmo?".
Per chi lo ha passato
alla grande: "Ma come? Lei mi prende 30 di
Scienza delle Costruzioni e mi viene a dire che non conosce la teoria
di Xrebohjhrtevic? Ma lo ha passato lei o un suo sosia?".
Per chi non lo ha
ancora sostenuto: "Ma come? Lei non mi ha ancora
passato Scienza e si presenta qui da me?".
L'ultimo caso è il peggiore, perché a
questo punto al povero studente tocca pure sorbirsi un'ardita metafora,
diversa a seconda
della sezione:
(Civile) "Lei vuole costruire il tetto prima di aver gettato le
fondamenta?".
(Meccanica) "Lei vuole progettare il tergicristallo prima di aver
dimensionato il motore?".
(Chimica) "Lei vuole fare reagire lo stagno con l'uranio e invece
usa il plutonio?" (metafora che non c'entra assolutamente niente;
del resto i chimici sono gente strana).
L'ultimo esame
Il passaggio del tempo a Ingegneria è segnato dall'allungarsi
dei nomi degli esami. Si passa da Fisica a Meccanica Razionale (strano
nome che sottintende l'esistenza di una Meccanica Irrazionale) a Meccanica
Applicata alle Macchine. E ultimo esame, pertanto, di solito si chiama "Ingegneria
del Reattore Nucleare a Fusione" o "Cinetica Statica dei processi
chimici industriali". La prima parte del
corso, quella più complessa, consiste nell'impararne
il nome a memoria.
La
seconda parte è una prova di coraggio e fantasia: si tratta
di presentarsi all'esame sapendo il meno possibile
e di inventare la scusa più assurda per giustificare la propria
totale impreparazione. A riprova del livello di ottenebramento psichico
raggiunto, il laureando
pretende non solo di passare l'ultimo esame senza sapere nemmeno di cosa
parli, ma se prende meno di 28 si lamenta pure. (VERISSIMO!!! Esame di
Metodi, Strumenti e Misure per le Telecomunicazioni -o qualcosa
del genere- passato con un voto indegno senza neanche seguire le lezioni!)
D'altro canto, applicato
nella vita di tutti i giorni, il ragionamento non è del tutto campato in aria: al bar, per esempio, dopo ventotto
birre si può sperare che almeno la ventinovesima sia offerta dalla
casa.
La tesi
E una specie di rappresentazione teatrale della vita che verrà;
dell'impatto, ormai prossimo, dell'ingegnere con il mondo del lavoro.
In quanto tale, i primi mesi di tesi vengono passati nell'inattività più assoluta
(rappresentazione della disoccupazione). Poi a giocare a Tetris con
il potentissimo computer acquistato per scrivere la tesi (periodo di
formazione).
Quindi ci si getta nella stesura della tesi vera e propria, con l'entusiasmo
del neoassunto. Qualche mese dopo,
da questo sforzo titanico uscirà un imperdibile
opera di 600 pagine, interessantissima già a partire dal titolo: “Influenza della pallinatura sulla resistenza a fatica di un composito
a matrice metallica”.
Dopo aver speso novecentomila lire tra fotocopie e rilegatura, il quasi
ing. si avvia orgoglioso in segreteria, consegnando la tesi con una settimana
di anticipo rispetto alla scadenza, "cosi avranno il tempo di leggerla
con più attenzione".
Lì lo sbarbato vedrà che il suo prezioso lavoro verrà riposto
in una campana di plastica bianca con la strana scritta "Solo Carta" e
gli verrà consegnato un modulo in cui gli si chiede di esporre
in tre righe titolo e contenuto della tesi.
Tre!
Riuscire a condensare in tre righe sei mesi di ricerche è un impresa
che meriterebbe la laurea ad honorem in Lettere. Vista la lunghezza dei
titoli, tra l'altro, si finisce con lo scrivere cose del genere:
Tìtolo: Analisi della fattibilità del
progetto di contenimento dell'inquinamento acustico nelle immediate
vicinanze dell'Aeroporto di
Malpensa 2000, mediante l'installazione di barriere fonoassorbenti in
silicato laminato.
Contenuto: Fattibile.
Dopodiché, 10 minuti di discorso dall'effetto più potente
di un litro di valium e l'ingegnere è finalmente tale.
Il suo destino è compiuto.
Cercare lavoro
Uh uh uh uh aha: illusion Ultimo anno di liceo.
E' maggio. La maturità, e la matura età,
sono alle porte. C'è l'esame e dopo... la vita. Per prepararsi
alla maturità basta studiare. Ma come prepararsi alla vita? Niente
di meglio che una bella sessione di "Incontri preparatori alle grandi
scelte della vita. Come capire qual è la facoltà giusta".
Oggi è la volta di ingegneria. Dalla cattedra si alza e parla
un top manager molto convinto; in platea siedono e pensano ragazzi molto
scettici e poco interessati.
Top Manager Convinto: "Buongiorno ragazzi. Vi vedo bene".
Ragazzo Scettico: (bravo, hai scelto gli occhiali giusti).
"Siete giovani ed è giusto che adesso siate spensierati
... ".
(Veramente io me
la sto facendo addosso al pensiero della maturità).
" ma dovete anche pensare al futuro".
(Ci penso eccome: speriamo che non mi chiedano Dante).
"E il futuro nel vostro caso si chiama studio".
(Però! 3 anni di asilo, 5 di elementari, 3 di medie, 5 - incrociando
le dita - di liceo e il mio futuro "si chiama studio"? Che
fantasia!)
"lo sono qui per illustrarvi i pregi della scelta di Ingegneria.
E per non essere troppo astratto, vi illustrerò le tappe del mio
personale cammino".
(Ecco, bravo, spiegami cosa devo non fare per non diventare come te.)
Seguono 40 minuti
di "tappe", durante i quali di tutto si
parla tranne che di soldi. Ma il Top lascia comunque intuire che si guadagni
una barca di denaro e, miracolo, molti scettici cominciano a cambiare
idea e a domandarsi:
"Ma sarà facile trovare un lavoro? ".
"Vi starete domandando se è facile trovare un lavoro. Beh,
lasciate che vi dica una cosa: è come trovare una donna per una
rockstar! Ve lo assicuro, ragazzi: altro che laurea, altro che quinto
anno, già al quarto avrete alla porta le migliori aziende italiane
che vi imploreranno di andare da loro.
Abbiamo fame di ingegneri.
Per bruciare i tempi avevo quasi pensato di portare dei contratti già oggi. Per cui ragazzi anzi, Ingegneri,
vi prego: fate in fretta. Abbiamo bisogno di Voi".
Quattro anni dopo,
il fu studente scettico, ora aspirante top manager convinto, se ne
uscirà con frasi del tipo:
"Mamma, oggi mi sono iscritto al quarto anno. Se passa Agnelli,
digli che sono occupato, devo studiare, semmai . lo richiamo. Anzi, sai
che faccio? Stacco il telefono, così mi lasciano in pace".
Dopo un altro anno
abbondante, esaltato dalla laurea appena conseguita e ancora sull'onda
dell'illusione "da incontro preparatorio",
il neo ingegnere non accenna neppure a cercare lavoro. Se ne sta beatamente
seduto ad aspettare che il lavoro cerchi lui.
Dopo un mese di silenzio
assoluto ha un'intuizione geniale: non lo cercano perché nessuno ancora sa della sua laurea; la grande mossa pertanto
consiste nel telefonare alla Telecom per fare aggiungere un "Ing." davanti
al suo nome nell'elenco.
Dopo
un altro mese passato nell'indifferenza generale, comincia a sospettare
che il telefono sia rotto; acquista un cellulare e di tanto in tanto
si chiama da solo per vedere se il telefono di casa funziona ancora.
I
primi curricula
Ai terzo mese, essendo un tipo sveglio, l'ingegnere capisce di essere
stato preso per i fondelli e comincia attivamente a cercare lavoro,
inviando tre curricula miratissimi: uno alla FiatAvio , uno alla
fondazione Nobel
e uno alla "Punzonatrici Rossi & Figli", una ditta con
tre dipendenti e un fatturato annuo di 42 milioni ma con ottime caratteristiche
pratico - logistiche (è a venti metri da casa). Gli annunci sul giornale
La fase successiva è quella dell'acquisto e della febbrile consultazione
di "Repubblica" al giovedì e del "Corriere" al
venerdì. Se ancora si illudeva di essere una persona comune e
di poter fare un lavoro normale, la lettura degli annunci economici toglie
ogni residua speranza al neo ingegnere.
Si passa dalla richiesta di un...
"Seníor Customer Engineer, con esperienza di almeno 4 anni
nel supporto specialistico ai grandi clienti in ambienti Mission Critical
su reti di elevata complessità. richiesta inoltre predisposizione
alla Customer Satisfáction
... all'annuncio
più informale, frivolo, quasi un invito in discoteca:
"Il nostro cliente è la filiale di una potente multinazionale.
Sono splendide le loro macchine punzonatrici, laser e piegatrici per
lavorare la lamiera. Ricerchiamo un Project Manager un po' speciale che
porterà un po' di esperienza succhiata in società di ingegneria,
impiantistica o progettazione".
A parte l'ovvia considerazione
che chiunque abbia pensato questi annunci (tutti veri) soffre di gravi
turbe psichiche, si nota un'altra misteriosa
peculiarità: in quelli letti dal neolaureato si cerca sempre qualcuno
con almeno 2 anni di esperienza, mentre chi vuole cambiare lavoro (e
chi non lo vorrebbe, dopo qualche anno passato in compagnia di "splendide
macchine punzonatrici"?) non trova altro che richieste di neolaureati.
Altri curricula
La terza e ultima fase è quella della disillusione totale o "chicojocojo" (dal
nome di un famoso lanciatore di coltelli giapponese): l'invio di curriculum
a raffica. E’ un'escalation: la prima settimana sono 50, poi 100, 200, 400
e così via, al punto che il primo anno di stipendio servirà solo
a coprire le spese postali.
Di rimando alle 700
lettere inviate arrivano ben quattro risposte: tre sono variazioni
sul tema "La ringraziamo per l'interessamento e,
volassero gli elefanti, prenderemmo in considerazione la sua proposta.
Non ci scriva mai più!".
La quarta lettera,
miracolosamente, è l'invito a un colloquio.
Il
colloquio
E uno scontro fra titani. il re della domanda subdola contro il principe
della risposta ipocrita. Da una parte si esordisce
con "Come mai ha scelto proprio il settore
aeronautico in FiatAvio ?", dall'altra si pensa: "Perché,
fra tutte le lettere mandate completamente a caso, siete gli unici fessi
che mi hanno risposto" ma si risponde: "Le dirò, operare
nel campo delle brocciatrici è sempre stato il mio grande sogno".
"Ci dica un suo difetto" "Tendo a essere troppo preciso
e mi lascio prendere in maniera eccessiva dal mio lavoro".
"Stiamo cercando una persona dalla spiccata personalità ... ".
"Non mi faccio mettere i piedi in testa da nessuno".
" ... ma che sappia anche lavorare in team e riconoscere l'autorità dei
suoi superiori".
"Signorsì! ".
"Le piace viaggiare?".
"Molto e credo che poter viaggiare per lavoro sia un grande privilegio".
"Peccato, perché la sede di lavoro sarà nell'hinterland
napoletano".
"da anni che desidero avere l'occasione per approfondire la conoscenza
di Pomigliano. A mio modo di vedere, una piccola Parigi".
"Visto il particolare momento, lo stipendio che le potremo offrire
per un periodo iniziale, diciamo per i primi dieci anni, non sarà elevatissimo".
"L'importante è avere l'opportunità di fare esperienza
in una società come la Vostra".
Questa è la frase magica. Massima flessibilità e
minimo costo: l'ingegnere ha trovato lavoro. Fuori uno. Per il nostro
premier,
che sia Berlusconi o D'Alema, si tratta ora di assegnarne soltanto altri
999.999.
Lavori Tipici
Quando ci si sente dire "Ieri ho conosciuto un tizio simpatico;
fa il bancario", non si risponde "Ah, e che lavoro fa?" (a
meno che non si voglia passare per idioti). Un bancario lavora in banca.
Parimenti un fotografo fotografa, un insegnante insegna e un giornalista
scrive articoli sul giornale. Un medico potrà avere diverse specializzazioni,
ma si occuperà pur sempre di curare le persone.
E un ingegnere? Che
fa un ingegnere? Tali e diversi fra loro sono i suoi possibili impieghi
che rispondere alla domanda "che lavoro
fai?" con "ingegnere" è come descrivere Bruno Vespa
dicendo che "appartiene alla razza umana".
Ecco una breve guida per districarsi nei meandri della professione.
Analista di reti
Non è lo psichiatra di Ronaldo, ma uno dei mestieri più in
voga nel campo dell'informatica. Uno dei pochi lavori da ingegnere ben
retribuito, per inciso. L'analista passa il suo tempo a frequentare corsi
di aggiornamento in cui impara a usare programmi che, una volta finito
il corso, saranno già obsoleti. Egli
tiene appeso a una parete il suo primo floppy disk (uno di quelli grossi)
e, nelle
serate davanti al camino, rilegge con un sentimento
di malincoallegria gli appunti dell'Università, con le previsioni
del suo prof. di informatica riguardo alla "necessità di
avere un hard disk da almeno 20 Mb".
Analyst & production
management consultant
Quello del Consultant non è un lavoro. E' un job. E l'ingegnere
non viene scelto perché le sue capacità si adattano ai
bisogni del mercato, bensì perché i suoi skills si adattano
ai needs del market, come gli viene spiegato al momento dell'assunzione
da un abbronzatissimo Head of Personal & Human Resources, generalmente
di nome Rudy. Durante
il primo mese, il neoassunto si mantiene sulla soglia di "produttività zero",
passando il tempo a frequentare corsi in cui Rudy lo indottrina sulla
storia dell'azienda, sulla mission e la vision dei dipendenti e sul motto
aziendale, di solito up or out, perform or out o simili. In
seguito la sua produttività reale resta ancorata a zero, ma
quella fittizia (su cui fattura) si impenna esponenzialmente. Quello
del consulente, infatti, è un lavoro inutile che consiste nel
far credere a un imprenditore con trent'anni di esperienza di aver bisogno
dei "consigli" di un pischello di venticinque anni. La
carriera dell'ingegnere giustamente motivato sarà fulminea:
partito come Junior Assistant Consultant, dopo due anni diventerà Assistant
Consultant e in altri due Senior Assistant Consultant. Poi Consultant,
Senior Consultant, Consultant +, Consultant con lode, Consultant Doppio
Malto. Dopo 43 anni diventerà Black Belt e poi Partner e finalmente
qualcuno gli spiegherà che cacchio di lavoro ha fatto fino ad
allora.
Il commerciale
E' quello che risponde agli annunci in cui si cerca un Sales Manager.
Lavora nel reparto vendite di un'azienda leader in qualcosa in un qualche
punto dell'Universo. E' giusto che, oltre a ragionieri e laureati in
economia, il reparto marketing impieghi anche un ingegnere: niente
di meglio di un tecnico specializzato per interfacciarsi coi
clienti e avere
rapporti con loro con la forza del sapere dalla propria. Purtroppo,
dopo qualche anno lontano dai macchinari, l'ingegnere si deingegnerizza
e
il suo lavoro diventa: rispondere alla telefonata del cliente, ascoltare
la sua domanda, frugare nel proprio bagaglio tecnico, non trovare niente,
dire: "Attenda in linea che le passo l'ufficio tecnico". Col
passare del tempo il commerciale migliora vieppiù le sue
doti di interfacciamento fino al giorno in cui si infila una gonna e
decide di farsi chiamare Cinzia, prendendo piena coscienza della sua
identità di centralinista.
Il dottorando
L'imboscato, quello che ha capito che tipo di lavoro fanno gli ingegneri
e vuole sfuggire a tutti i costi a quel triste destino, dandosi all'insegnamento
universitario. All'uopo
si accoda a uno dei tanti baroni dotati di cattedra, diventandone l'assistente.
Ciò gli vale l'assegnazione di importanti incarichi,
quali portare la borsa del professore, aprirgli la porta quando passa
e riverniciargli lo studio, compito riservato solo a pochi eletti. Come
unica consolazione gli viene concesso di partecipare agli esami. La notte
prima la passa insonne a progettare ogni possibile nefandezza, felice
per la possibilità di vendicarsi di tutti quegli ingiusti 30 concessi
alle sue compagne di corso dalla gonna un po' corta. Inutile dire che,
da pezzo di pane qual è, tutti gli studenti cercano di essere
interrogati da lui e che, alla vista della prima caviglia, è 30
e lode per tutti.
L'ingegnere
Oscura e serissima figura, circondata da un alone di mistero e di
timore reverenziale, tiene nelle sue mani il potere assoluto
riguardante uno
dei più importanti esami della nostra vita: quello della patente. Si
tratta di un personaggio che suscita inquietanti interrogativi, che
contribuiscono a rafforzare
il mito dell'ingegnere in senso lato: innanzitutto,
perché si chiama "Ingegnere"? C'è bisogno di
una laurea per capire che se uno va contromano è meglio non dargli
la patente? E se davvero ce n'è bisogno, perché proprio
quella in ingegneria? Gli ingegneri guidano molto meglio degli architetti?
o degli avvocati?
Ingegnere edile
Quello che, fra tutti i colleghi, ha più contatto con la realtà. Manco
troppo, comunque, visto che in cantiere all'ingegnere viene riservato
lo stesso trattamento
che si adotta con il nonno rompiballe che ancora
si crede il capofamiglia. Egli passeggia per il cantiere, impartendo
direttive ed è tutto un "Buongiorno ingegnere, certo ingegnere,
sarà fatto, sissignore ingegnere". Mezzo secondo dopo che
se n'è andato ci si dimentica di lui e dei suoi ordini e si riprende
a lavorare sul serio. Il
momento più alto è quando si tratta di eseguire dei
calcoli vitali per il proseguimento dei lavori. Il cantiere è fermo,
in trepida attesa. L'ing. consulta il manuale, gli appunti e le sue risorse
mentali. Armeggia con un centinaio di strumenti ed emette il verdetto:
qui ci vuole una putrella da 25,7 mm di diametro. Ed è vero. La
putrella da 25,7 è perfetta per lo scopo. Anzi, lo sarebbe, se
non fosse per il piccolo particolare che le putrelle da 25,7 non esistono.
Ma all'ingegnere non importa, non è un problema suo se i produttori
di putrelle non tengono conto delle esigenze del cantiere. Egli ha indicato
la retta via, spetta agli altri trovare un modo per seguirla. Se fosse
per lui, ne potrebbero anche ordinare uno stock su misura e se i costi
del progetto dovessero raddoppiare, pazienza. Cos'è il denaro,
di fronte alla perfezione di un pilone in cemento armato? A risolvere
l'impasse, arriva l'operaio anziano che dà un'occhiata alle carte
e butta lì un "è vero. Però anche quelle da
26 (esistenti) vanno benone".
Progettista di flussometri
Ovvero l'impersonificazione della tristezza. Sede
di lavoro: fabbrichetta a conduzione familiare, di proprietà del
suocero, nell'estrema periferia di un qualsiasi hinterland nord italiano,
lontano da tutto ma "comodo autostrada". Il miracolo economico
italiano, insomma. Obiettivo:
progettare e garantire l'evoluzione tecnologica di un apparecchietto
grosso come
una moneta da cento, che andrà inserito in un raccordo
in gomma per tubazioni plastiche, prodotto di punta della ditta e orgoglio
del bisnonno fondatore. Il
progettista si distingue dagli altri ingegneri perché alla
domanda "Che lavoro fai?", invece di rispondere "ingegnere" e
glissare con un commento sul tempo, abbraccia il suo interlocutore e
scoppia in un pianto irrefrenabile.
Responsabile
controllo qualità
Uno dei lavori più di moda, ultimamente. Intanto è bene
chiarire che "qualità" in questo caso è un termine
tecnico, che non ha niente a che vedere con "cosa fatta bene". La
qualità di
cui si parla, infatti, si riferisce al processo produttivo dell'azienda
e non al prodotto finale. Per
essere un'azienda di qualità, bisogna che la linea produttiva
sia organizzata in modo tale che il prodotto finito, diciamo un motore,
preso in un giorno qualsiasi sia uguale identico al motore prodotto due
mesi dopo. Sulla qualità del motore stesso, non dice niente nessuno. In
pratica un'azienda che produce un motore schifoso potrà definirsi
di qualità se, nel tempo, produrrà motori sempre ugualmente
schifosi. Se invece di tanto in tanto gliene dovesse scappare uno buono,
beh, sarebbe il segnale che c'è qualcosa che non va. Il
compito dell'Ingegnere Responsabile del Controllo Qualità è far
si che ciò non accada.
Intrecciatore di perline
Sì, proprio così. Oppure il cabarettista, l'intagliatore
di legno e tutti gli altri classici mestieri "da scoppiato".
Se a prima vista la cosa suscita stupore e sdegno ("II figlio di
quella lì era ingegnere e adesso ammaestra elefanti in Indonesia.
Dove andremo a finire!"), esaminando i lavori elencati qui sopra
e provando a calarsi nei panni di chi li ha fatti per davvero si può capire
come, dopo una decina di anni di "implementazione dell'awareness
del prodotto", il richiamo di una nuova vita da coltivatore di
maracuja possa diventare irresistibile.
IL NUCLEO FAMILIARE
La casa
La casa è un esempio di tecnologia applicata all'ordine e alla
pulizia. Tutto è sempre lustro e funzionante; gli orologi
spaccano il minuto, il rotolo di carta igienica è sempre
all'inizio, le lampadine non si fulminano mai e comunque ce n'è un
intero set di ricambio. La Tv è sintonizzata al millimetro,
la dispensa è sempre
piena e le porte non hanno mai cigolato negli ultimi 20 anni. Tutto
ciò grazie
all'instancabile opera del padrone di casa: la moglie dell'ingegnere
(la mamma, per i non coniugati). Tanto è preciso e puntiglioso
sul lavoro, infatti, altrettanto l'ingegnere è goffo
nelle faccende domestiche. Non è che l'ingegnere sia il tipico marito che se ne sta in panciolle
a guardare la moglie che lavora, tutt'altro: tra i due è il più attivo
nelle faccende domestiche. Il problema è una drammatica
mancanza del senso della priorità. C'è il rubinetto che perde? Certo, è un
fastidio, ma prima c'è da finire di montare l'impianto di innaffiamento
automatico in giardino.
L'orologio a pendolo è fermo da un mese? E' un guaio, sì,
ma che verrà definitivamente risolto il giorno in cui terminerà il
progetto di collegamento via satellite tra la tv del salotto e una telecamera
appositamente puntata sul Big Ben.
Chi crede che vivere
con un genio della tecnica sia comunque un vantaggio, sappia che nella
casa dell'ingegnere gli oggetti si dividono in
due classi: oggetti che hanno bisogno di essere riparati e oggetti
che funzionano
benissimo ma che, "con una piccola modifica", potrebbero funzionare
ancor meglio. Inutile dire che questi oggetti, dopo la miglioria, rientreranno
nella prima classe.
L'ingegnere che sfrutta
le sue nozioni per un lavoro utile è un
fenomeno della natura raro e spettacolare come un'aurora boreale e, per
giunta, sospetto. La moglie che, tornando a casa, vedrà il marito
intento ad aggiustare la caldaia (nonostante il marchingegno per aprire
le persiane stando a letto sia ancora da finire) non esulterà di
gioia, ma lo affronterà chiedendogli: "Su, confessa! Cos'hai
da farti perdonare?".
La moglie
Parafrasando un noto proverbio, per lei vale il detto "Hai voluto
la bicicletta? E adesso non pedali, perché sono sei mesi che tuo
marito sta studiando una modifica che ti permetta dì gonfiare
le gomme suonando il campanello". Per
quanto l'aver sposato un ingegnere denoti una forte vena masochista,
non si può non compatire la poveretta quando, chiedendo al marito "Hai
visto dov'è l'accendigas?", si sente rispondere: intendi
forse l'attuatore piezoelettrico?". Un adorabile momento di rivincita
lo ottiene in quei casi (tutt'altro che rari) in cui anche l'onniscienza
del marito nulla può: quando si guasta la macchina, lei si rilassa
sul sedile, assiste ai suoi tentativi infruttuosi e, chiamando il carro
attrezzi, con malcelata soddisfazione lo liquida con "meno male
che ho sposato un ingegnere".
Nonostante tutto,
l'imbranataggine del marito nelle faccende di tutti i giorni accende
in lei i più alti istinti materni ed è in
effetti con abnegazione ed entusiasmo mammesco che cura i rapporti del
marito con il mondo esterno.
E' lei che, instancabilmente,
cerca di spiegargli che non c'è niente
di male nell'andare in cantiere con due calzini uguali tra loro e che
se anche, addirittura, richiamassero la camicia, il cavalcavia verrebbe
bene lo stesso.
E' lei che in vacanza
riesce a fingere entusiasmo quando le si propone: "Cara,
che ne dici di fare quella deviazioncina di cui ti parlavo? Sai, c'è la
più grande centrale idroelettrica del Sud Est asiatico, sarebbe
un peccato essere a soli 400 km e perdersela ... ".
E' lei che, con indomito coraggio, sale senza batter ciglio sull'ultimo
aereo progettato dal marito, nonostante i casini combinati l'ultima volta
che ha provato a installare l'antenna parabolica.
Ed è con vero orgoglio da mamma che, interrogata a proposito
del mestiere del marito, risponderà sempre e comunque "è ingegnere",
che faccia il ricercatore in un istituto di fisica nucleare o venda protesi
acustiche porta a porta.
I figli
Due. Sempre. Sarà per la consapevolezza di essere una persona
fuori dal comune, per la pressione derivante dalle aspettative della
società o per chissà quale altro motivo psicologico, fatto è che
l'ingegnere ha una forte pulsione verso la normalità. Appena può,
indirizza pensieri e azioni alla ricerca di una conformità alla
massa che lo faccia sentire uno dei tanti. Il suo ideale è essere
abbastanza alto, ma non tanto da spuntare tra la folla, avere un po'
di pancetta senza essere grasso, vivere in una casa comoda che non sia
né una reggia né un tugurio, e così via. Questa
disperata ricerca della "media" si accompagna, per deformazione
professionale, all'accurata pianificazione del proprio percorso esistenziale. E, venendo al punto,
l'ingegnere pianifica proprio tutto, anche il numero di figli. Due
giorni dopo le nozze, mentre la moglie sfoglia i cataloghi
premaman, chiedendosi quanti e quali figli le riserverà la sorte,
l'ingegnere si fa recapitare a casa l'ultimo "rapporto nascite" dell'Istat,
squarcia il pacco, apre il tomo e, terrore, sgomento e disperazione,
legge che la famiglia italiana ha, in media, 1,73 figli. Che fare?
Dopo un primo attimo
di sconforto, in cui impreca contro il destino porco che gli impedisce
di essere in media, prende la calcolatrice e
scopre che, se dovesse fare due figli, la media italiana salirebbe a
1,73000001666. "Vada per due", dice allora alla consorte, simulando
serenità. Ma la verità è che non riuscirà mai
ad amare davvero quello 0,27 in più del secondo figlio, corrispondente
all'incirca al pezzo di gamba tra piede e ginocchio. "Papà,
mi sono rotto la tibia" dice il secondogenito, telefonando dal campo
di pallone. " Ben ti sta, così impari a rovinare la media",
pensa il papà, mentre accorre per portarlo all'ospedale.
L'incrollabile certezza
che l'ingegnere debba sempre e comunque avere due figli può portare
anche a interessanti considerazioni pratiche:
· Stai per sposare un ingegnere? Scegli una casa adatta a una famiglia
di quattro persone.
·
Sei figlio unico di un ingegnere? C'è una sorellina in arrivo,
anche se hai 37 anni.
·
Sei il terzo figlio di una famiglia con papà ingegnere? Adesso
sai perché i tuoi genitori e i due fratelli sono scuri di capelli,
mentre tu sei biondo.
Stabilito il numero
di figli, veniamo adesso alle loro qualità:
Uno dei due è bravo, bello e gentile, risponde educatamente,
lascia il posto alle vecchiette ed è il chiaro erede delle facoltà intellettuali
paterne: a 3 anni risolve le equazioni di terzo grado, a 12 anni va ad "anticipazioni" di
matematica, a 24 anni si laurea perfettamente in corso e comincia un'onesta
carriera professionale. Du' palle, insomma.
L’altro fa il chitarrista punk. Figlio ribelle per eccellenza,
cerca in ogni modo di contraddire e mettere in imbarazzo i genitori.
Se il papà fa il progettista alla Coca-Cola, ogni qualvolta ci
sono ospiti in casa entra in salotto sorseggiando una Pepsi, sostenendo
che "i rutti vengono molto meglio" e fornendone le prove a
un'audience allibita. Terminato l'istituto tecnico non va all'Università o,
peggio ancora, ci va e si iscrive a Scienze Politiche. Dopo 10 anni di
dorato esilio a Bora Bora, decide di tornare a casa e rinnegare il passato,
in sospetta coincidenza con il mancato arrivo del vaglia internazionale
mensile di papà.
Per dare un senso pratico a tutta questa teoria, citiamo due famosi
figli di ingegneri:
·
Brian May, chitarrista dei Queen. Figlio di un ingegnere elettronico,
cominciò la sua carriera suonando una chitarra elettrica costruita
con l'aiuto del padre ma, prima di lanciarsi definitivamente nel mondo
della musìca, trovò ìl tempo dì laurearsì ìn
Astronomia all'Imperial College di Londra.
· james Cameron, regista di Titanic, figlio di un ingegnere navale. Un
lampante esempio di persona che ha un cattivo rapporto col mestiere del
padre.
Niente sesso siamo ing....egneri
Da giovane l'ingegnerino ha le idee ben chiare riguardo ai rapporti
che vorrebbe avere con le donne: molti e completi. Dalla teoria
alla pratica
ce ne passa, però, e spesso non va più in là del
rapporto orale, nel senso che con una ragazza, al massimo, riesce a
farci due chiacchiere.
L'approccio del giovane
ingegnere all'altro sesso è reso difficile
da due fattori interagenti: la fama di personaggio noiosetto e la diffusione
della prosperità nel nostro paese.
Per capire gli effetti
del primo fattore, basta immaginarsi il giovanotto che, dopo mesi di
preparativi e dopo aver frequentato un corso di training
autogeno, decide finalmente di buttarsi: incredibile a dirsi, lei non
scappa. Cominciano a parlare, qualche minuto di schermaglie, un po' di
frasi più o meno convenzionali e poi, inevitabile, la mazzata.
"E che fai di bello?".
"Studio".
"Cosa?".
"ingegneria".
Qui scatta il vero
dramma dell'ingegnere. Qualunque studente di qualsiasi altra facoltà, alla successiva domanda "E che esame stai
preparando?" potrà usare le sue esperienze personali come
ruota da pavone. "I poeti romantici" risponderà il letterato, "Restauro
di opere d'arte" dirà l'architetto; persino un aspirante
medico potrà buttare lì "Anatomia. Faccio una tesina
sui problemi del cuore ... ".
Ma l'ingegnere? Come
si può anche solo lontanamente sperare di
affascinare una donna esponendo le proprie conoscenze in tema di brocciatrici,
ghise o travature iperstatiche? Per riuscire a fare dell'autoironia su
un agosto passato a progettare un cuscinetto volvente a rulli conici,
ci vogliono un self control e una sicurezza di sé che nessun ventenne
in piena tempesta ormonale (negli ingegneri, distratti dagli studi, arriva
con un po' di ritardo) potrà mai avere.
L'effetto negativo
del benessere diffuso è più sottile:
l'ingegnere è, storicamente, un buon partito. Cinquant'anni fa
la cosa poteva essere utile, almeno al fine di prender moglie. Ora
che tutti stanno più o meno bene il suo effetto residuo è quello
di farlo piacere alle mamme, la qual cosa è garanzia automatica
del non piacere alle figlie.
Per fortuna, come
dice Woody Allen, il sesso è un'attività praticabile
anche senza la partecipazione di altre forme di vita. Non ci si deve
stupire allora che all'ingegnere, in media, manchino quattro diottrie.
Il tempo vola e tanto
più per l'ingegnere, pressato dalla consapevolezza
che, una volta inserito in un ambiente lavorativo per soli uomini, sarà ben
difficile conoscere la potenziate consorte. Ma l'ingegnere è un
tipo tenace e, se non riesce a trovare una compagna con i metodi tradizionali,
si rivolge agli annunci sui giornali, di cui riportiamo qui sotto un
esempio (vero):
Ingegnere 48enne,
ottima presenza. Sono un uomo estroverso e pieno di interessi. Mi piace
leggere, ballare e fare lunghe passeggiate insieme
ad una donna dolce e simpatica magari di fronte ad un tramonto romantico.
A parte gli scherzi, sono una persona libera sentimentalmente e vorrei
per questo concludere il mio stato di libertà incontrando una
donna che possa rendermi felice".
Da notare la frase "sono un uomo estroverso e pieno di interessi" seguita
da "a parte gli scherzi”: con tutti i suoi difetti, l'ingegnere è un
uomo integerrimo e non riesce a barare neppure in amore.
In un modo o nell'altro,
comunque, l'ingegnere riuscirà a trovare
moglie (o marito) e fare un paio di bimbi con cui condurre una serena
vita familiare.
A proposito di questa "serena vita familiare", giova ricordare
che Landru (il francese che uccise dieci donne alle quali aveva promesso
il matrimonio) era - c'è bisogno di dirlo? - un ingegnere.
Hobby
Si dividono in due categorie: quelli veri e quelli immaginari, (pensati
al solo scopo di dare un aspetto umano al curriculum). In fondo a una pagina
piena di "esperto in sistemi per l'ottimizzazione
dell'ispezione visuale dei circuiti stampatì" o "progettìsta
di sensorì piezoelettrici per il controllo strutturale",
il paragrafo Hobby e Sport è vissuto dall'ingegnere come il momento
della redenzione, l'ultima possibilità di non sembrare lo sfigato
che in realtà è (o crede di essere).
E allora, come tutte
le persone in difficoltà, si fa prendere
la mano ed esagera: gli sport indicati non sono
mai meno di quattro e non è solo roba banale tipo calcio o tennis:
si va dal football americano al tiro con l'arco, passando per il chilometro
lanciato; tanto,
come fanno a controllare?
Certo, bisogna poi
avere il coraggio di rispondere: "In gioventù" a
un allibito capo del personale che, squadrando il fisico imbolsito del
presunto superingegnere, gli chiede dubbioso: "Campione del mondo
di snowboard?".
I
più sofisticati inseriscono anche qualche disciplina orientale,
tipo karate o judo, a indicare un perfetto connubio tra corpo e spirito.
Il parallelismo con l'ingegneria, connubio tra tecnica e intelletto, è immediato.
E' chiaro che per costruire un grattacielo nessuno sarà più adatto
di un karateka e pazienza se ha preso solo 19 in Scienza delle Costruzioni.
E non si pensi che
ogni ingegnere abbia un solo curriculum; al contrario, gli hobby sono
inventati accuratamente in funzione della società alla
cui porta si sta bussando. Si manda il cv a una multinazionale che pretende
frequenti spostamenti? Hobby: viaggiare, imparare nuove lingue, collezionare
modellini di treni e aerei. Si cerca lavoro nel ramo meccanica? "Adoro
passare il mio tempo libero facendo dei lavoretti col tornio".
Il risultato è che
se qualcuno davvero prendesse sul serio un simile curriculum, bollato
come inguaribile fancazzista l'ingegnere troverebbe
un posto solo come pi erre in una discoteca o come animatore al Club
Med.
Ma come passa realmente il suo tempo libero un ingegnere? Quali sono
i suoi veri hobby?
Intanto, se gli si
rivolge questa domanda, l'ingegnere risponde d'impulso: "Non
ne ho". Questo perché, inconsciamente, gli riesce difficile
considerare "hobby" il programmare in Visual Basic (e come
dar torto al suo inconscio?).
Bisogna allora essere
più sottili e cambiare domanda: "Cosa
fai quando non sei al lavoro?". Anche così, comunque, non
si ottengono risposte significative; questa volta è la vergogna
a bloccarlo. Se si riuscisse a piazzare una telecamera nascosta per scrutare
nel suo tempo libero, però, si scoprirebbe che l'ingegnere passa
le sue serate a disegnare circuiti integrati, a scrivere macro di Excel
o a progettare un finto antifurto a led luminosi che inganni il ladro
di passaggio.
L'invenzione che cambierà il mondo
Questo è il vero sogno di ogni ingegnere. E la parola "sogno" cade
a fagiolo: generalmente è proprio al risveglio da un lungo sonno
che l'ingegnere è convinto di aver avuto l'idea che cambierà la
storia. A quel punto prenderà un periodo di aspettativa, si chiuderà in
casa e ne uscirà due mesi dopo con il prototipo di una cyber
mano per videogiochi che, collegata a un joystick, replichi esattamente
i
movimenti che la propria mano fa con un secondo joystick.
A quel punto, se
la moglie vuole divorziare gli chiederà: "Ma
a cosa serve?. Se invece gli vuole impartire una delusione più moderata
gli dirà: "Bello. Ma credo che i giapponesi l'abbiano già inventato".
Se lo ama ancora come ai primi tempi, gli darà una tisana e lo
metterà a letto, sussurrandogli: "Geniale. Ma credo che il
mondo non sia ancora pronto".
La carta stampata
Tra le letture dell'ingegnere c'è il quotidiano a tiratura nazionale,
che acquista tutti i giorni e non legge mai. Il mensile in inglese, di
solito il "National Geographic" o "Science", anch'esso
mai letto ma che ha almeno l'onore di essere sfogliato (l'ingegnere
guarda le figure, come in "Topolino"). Per la narrativa, i grandi
classici, acquistati a botte di opere omnie, e qualche libro di fantascienza.
In questo quadro apparentemente normale, l'occhio attento potrà scovare
le prove dell'ingegnerità del padrone di casa. sul comodino, in
mezzo a copie intonse di " Illustrato FIAT " e "Scienza
e Vita", fanno capolino un paio di riviste specialistiche tipo "Lamiera" o "Saldature
Moderne", con interessanti articoli sul mercato degli interruttori
bífasicí pieni di appunti e sottolineature. Negli scaffali,
tra un Proust e un Asímov, troviamo Il manuale del montaggio.
Ma il libro per eccellenza è il Manuale dell'Ingegnere, un'opera
omnia che racchiude la summa del sapere tecnologico mondiale, prezioso
riferimento nella sua vita di tutti i giorni; ogni sera, prima di dormire,
una sfogliatina: come la Bibbia. Qualunque sia l'impiego dell'ingegnere,
il manuale è sempre lì, a dargli una mano, a ricordare
tutta la teoria che sta alla base della soluzione di ogni problema pratico.
Per problemi particolarmente
complessi, dove anche il Manuale dell'Ingegnere nulla può, il
nostro eroe rispolvera dalla preziosa teca in cui lo conserva il classico
dei classici, l'unico libro che egli abbia veramente
letto e amato in vita sua: il Manuale delle Giovani Marmotte.
IL SENSO DEL' UMORISMO
Fatto che può sorprendere chi non li conosce, gli ingegneri sono
dotati di un grande senso dell'umorismo. Lungi dal renderli il fulcro
di una serata, però, questo "dono" li isola ulteriormente
dal resto del mondo. Le battute sulle
Serie di Fourier, infatti, sono divertentissime, ma quando solo altre
due persone nella tua città sono in grado di
capirle, il senso dell'umorismo è un ben misero dono.
E così, quando a fine cena scatta il momento delle barzellette,
l'ingegnere si rabbuia, chiudendosi in se stesso, alla disperata ricerca
di una barzelletta comprensibile o, peggio ancora, cercando di adattarne
una al livello culturale dei commensali. In entrambi i casi è meglio
sorvolare sul risultato.
Per dovere di cronaca,
riportiamo una delle più divertenti barzellette
mai raccontate da un ingegnere.
"C'è una festa di funzioni. Il Logaritmo parla con x1, Cos(X)
sbircia nella scollatura di Sen(x), Tangente di x cura i suoi affari.
Tutti si divertono un mondo, tranne ex, che se ne sta sola soletta in
un angolo. Sen(x) le si avvicina e le dice: "Dai, non stare lì tutta
sola, vieni a parlare con noi, integrati!".
"Eh, tanto è lo stesso ... ".
Nota: poiché non c'è niente
di peggio che spiegare una barzelletta, l'autore si rifiuta di farlo.
Le barzellette
Ancora più sorprendente, vista la nomea di noiosità che
si portano dietro, è che nelle barzellette sugli ingegneri venga
loro attribuito il ruolo del furbo/simpatico, quello che era riservato
all'italiano nelle storielle con l'inglese e il francese. Certo, in queste barzellette l'ingegnere va in giro con un fisico e
un informatico e non ci vuole molto a svettare in una simile compagnia,
ma resta la soddisfazione dell'essere considerato bene.
A titolo di esempio:
Un ingegnere, un fisico e un informatico fanno un viaggio in auto. A
un certo punto l'auto si blocca.
L'ingegnere: "Prima ho sentito un rumore strano. Secondo me si è rotta
la cinghia dell'alternatore, dovremmo provare a sostituirla".
Il fisico: "Hmmm, secondo me si è surriscaldato il motore,
dovremmo aggiungere dell'acqua nel radiatore".
L'informatico: "Perché non proviamo a uscire e rientrare?".
Se invece prova ad aggirarsi da solo nel mondo delle barzellette, il
nostro eroe non fa una gran bella figura:
Durante la rivoluzione
francese, tra i condannati alla ghigliottina c'è anche un ingegnere. Prima di lui devono però essere
giustiziati un nobile e un frate.
Il nobile sale sul
patibolo e il boia gli chiede: "Vuoi essere
giustiziato con la faccia in giù o rivolta verso il cielo?".
"Sono di sangue reale! Noi non chiniamo mai il capo!" e
si sistema a faccia in su. Parte la lama e ... stonk! si blocca a pochi
centimetri dal collo.
"Che quest'uomo vada libero! " ordina
l'ufficiale che dirige le esecuzioni.
Tocca al frate: "Vuoi essere giustiziato con la faccia in giù o
verso il cielo?" chiede ancora il boia.
"Voglio guardare il cielo, dove sta Nostro Signore" e anche
lui si mette a faccia in su. Di nuovo la lama scatta e... stonk! Ancora
una volta si ferma prima del collo del frate. “Che quest'uomo vada
libero! " ripete l'ufficiale.
Per ultimo sale l'Ingegnere. Solita domanda cui anche l'Ingegnere risponde
"
verso l'alto".
Il boia sta per calare
la mannaia... "Alt!" grida l'ingegnere. "Fermi
tutti, ho trovato il guasto! ".
RITRATTO DI UN INGEGNERE
Il look
E' opinione diffusa che l'ingegnere non badi molto al proprio aspetto
e si vesta in base a due soli principi: evitare la morte per congelamento
ed evitare l'arresto per offesa al pudore. In realtà, analizzando
più attentamente il look di un ingegnere, si nota non una totale
assenza di cura e gusto, bensì un'attenzione al proprio abbigliamento "a
digradare", dall'alto verso il basso, che riflette la disattenzione
crescente con cui l'ingegnere si esamina allo specchio. Pettinatura normale,
ben rasato, gli occhiali potrebbero addirittura essere di Armani. La
giacca è decente e la cravatta non ci sta
poi così male (anzi, per una coincidenza fortuita, una delle paperette
riprende il colore della giacca). Con la camicia iniziano le prime discordanze
cromatiche. Indossati pantaloni e cintura, sempre gli stessi indipendentemente
da cosa porta sopra, l'ingegnere perde ogni residuo interesse al tema "abbigliamento" e
si arriva così all'orrore finale: i calzini, sfidando qualsiasi
legge della probabilità, non sono mai in tinta con il resto dell'abito
e talvolta neppure fra loro. Le scarpe... beh le scarpe devono solo essere
comode e calde; a questo proposito è solo un ultimo barlume di
self-control che impedisce all'ingegnere di presentarsi al lavoro calzando
dei moon-boot.
La conversazione
Essendo una persona colta e intelligente, conversare con un ingegnere
sarebbe un'esperienza piacevole, se non fosse per la sua mania
di voler sempre spiegare tutto a chiunque. Nei cromosomi dell'ingegnere è infatti
scritto a chiare lettere il desiderio di migliorare
l'umanità.
Per questo motivo egli è tecnologicamente
incontinente":
tenere per sé le proprie conoscenze gli sembra un atto di egoismo
inconcepibile ed è facile trovarlo intento a spiegare le basi
teoriche della fissione nucleare a un'allibita platea di zie poco competenti
e ancor meno interessate. Il genere di argomenti affrontati fa di lui
un oratore incontrastato: quando attacca a spiegare l'albero a canne
la platea si paralizza per paura che un colpo di tosse, un movimento
del capo o un barlume di vita nell'espressione possa essere scambiato
per un segno di interesse e interpretato come incoraggiamento ad andare
avanti. Insomma, l'ingegnere è vinto dalla paura che gli altri possano
non capire, che possano male interpretare qualcosa. Per questa ragione
spiega ogni sua idea, e dopo averla spiegata la rispiega, cercando di
renderla più semplice con l'ausilio di esempi pratici. Quello
che voglio dire è che un ingegnere, preso dalla smania di farsi
capire, perde un po' di vista la realtà e si incaponisce nella
spiegazione e rispiegazione di concetti ormai chiarissimi, inframmezzando
il discorso con un repetita juvant ogni tre frasi, e se qualcuno non
lo fermasse egli potrebbe anche andare avanti all'infinito, perché secondo
lui...
La
curiosità
L'ingegnere è un gran curiosone. Come al solito, questa sua caratteristica
non è rivolta verso la vita di tutti i giorni: a
lui non importa sapere con chi si è messo il tale o con chi ha litigato il tal
altro. La sua curiosità è rivolta al mondo degli oggetti. Egli cerca sempre di capire come funzionano le cose. Appena ha un attimo
libero, prende un apparecchio, lo smonta tutto e dice: "Aah, ecco
come funzionava".
Da notare il corretto
uso del passato, visto che nove volte su dieci il pezzo non tornerà mai più quello di una volta. L'ingegnere è a
tal punto assorbito dalla magia dei funzionamento che, anche di fronte
a un apparecchio mai visto, egli non si chiede: "A cosa serve?",
ma "Come funziona?". Diretta conseguenza di questa deformazione
mentale è, sul lavoro, la produzione di complicatissimi marchingegni
che funzionano perfettamente ma non servono a una mazza.
Gli psicologi avrebbero
buon gioco nel risalire alle cause di questo comportamento: tutto nasce
da una bugia detta da bambino quando, dopo
aver irrimediabilmente rotto la radio, l'ingegnere in erba dice al papà "Volevo
capire come funzionava". La reazione del padre, che si commuove
e lo porta a esempio con i parenti, gli fa capire che quella è la
strada giusta: è nato un nuovo smontatore folle.
Per lo stesso motivo,
l'ingegnere è facilmente riconoscibile
quando porta la macchina dal meccanico o chiama il tecnico della caldaia,
perché si piazza immediatamente alle sue spalle per vedere cosa
fa, tempestandolo di domande sul funzionamento di ogni singolo pezzo,
cercando di aiutarlo ma, di fatto, rendendogli il lavoro ancora più complicato.
L'amore per le novità
Il riso abbonda sulla bocca degli stolti, si sa. A puntuale riprova di
questo detto, la maggior parte delle invenzioni, anche quelle che hanno
cambiato il mondo, sono state accolte da scetticismo e manifestazioni
di scherno. Dei primi treni,
che "sfrecciavano" a 25 km/h nelle campagne
inglesi, si diceva che andavano troppo veloci, mentre delle prime automobili
si disse che non avrebbero mai potuto sostituire il cavallo. Il direttore
generale del Ministero delle Poste americano definì "completamente
idiota" l'idea dell'illuminazione elettrica, mentre il suo collega
inglese rifiutò il telefono perché c'erano già abbastanza
fattorini.
Insomma, gli
ingegneri sono abituati a scontrarsi con l'ottusità dei
loro finanziatori e non vi prestano neanche più attenzione. Per
loro il problema è un altro. Come delle Cassandre tecnologiche,
essi vedono il futuro e abbracciano con entusiasmo qualsiasi novità,
purché contenga almeno 30 microchip e un'ottantina di funzioni
automatiche. Il dramma è che, in quanto precursori, si trovano
da soli in un deserto di persone scientificamente primitive e non sanno
con chi condividere le gioie del progresso.
Si pensi al dramma
di chi comprò il primo televisore (sicuramente
un ingegnere) e si ritrovò a fissare per mesi uno schermo con
scritto "prova", tentando di convincere i propri amici di aver
fatto un buon acquisto. Oppure la situazione in cui si sono venuti a
trovare Meucci, Bell e Popov, uno italiano, uno americano e uno russo,
ognuno dei quali sostenne di aver inventato il telefono. Indipendentemente
da chi ebbe l'idea per primo, è certo che i tre potevano solo
telefonarsi tra loro ("oh, squilla il telefono. Suspense. Sarà Bell
oppure Popov?"), non capendo niente di quello che si dicevano e
spendendo milioni in telefonate intercontinentali.
Ciò nonostante, la sola idea di poter dire "io ho comprato
il primo computer" manda gli ingegneri in solluchero ed è per
questo che, nelle soffitte delle loro case, è facile trovare cumuli
di inutilizzatissimi quanto costosi videotelefoni, televisori a schermo
largo e videoregistratori betacam, tutti idealmente accomunati dal pensiero "Chissà come
mai non hanno avuto successo? Funzionavano così bene ".
Il marchio indelebile
Per motivi oscuri, un sacco di gente adora pronunciare
la parola ingegnere. Chi lo è, può stare sicuro che tutti glielo ricorderanno
continuamente, facendo squillare gaiamente questo appellativo ogni volta
che lo incrociano. "Buonasera Ingegnere! Buongiorno Ingegnere! " non
scorderanno mai di precisare il vicino di casa, il benzinaio, il meccanico,
l'edicolante... mentre nessuno al mondo si rivolgerebbe a un laureato
in un'altra disciplina scientifica con un cordiale: "Buongiorno
Fisico!" o “Buongiorno Matematico!".
E questo nonostante
la qualifica di ingegnere non corrisponda affatto a un mestiere (gli
ingegneri, notoriamente, sono in grado di fare qualsiasi
lavoro, perché quello che conta è la "struttura mentale")
ma semplicemente a una laurea. Insomma, per colui che un tempo si chiamava
Fabrizio, Giorgio o Matteo, "ingegnere" diventa una sorta di
marchio indelebile che lo accompagnerà fino alla morte, che faccia
un vero lavoro da ingegnere o che sia disoccupato, che sia in pensione
o che abbia completamente cambiato mestiere ("Devo andare a farmi
otturare un molare dal mio ingegnere").
A uso degli ingegneri,
possiamo provare a individuare le tre principali motivazioni di un
simile comportamento. Una persona ti chiamerà ingegnere
se:
·
Non si ricorda come ti chiami (Esempio tipico: il capo quando fa il giro
degli uffici con un cliente importante: "Le presento... ehm... il
nostro ingegnere").
·
Ti sta prendendo per il culo (i vicini di casa, il giorno dopo l'iscrizione
all'università: "Allora, come sta il nostro ingegnere?").
·
Sta cercando di fregarti (il fotografo che ti salta addosso appena hai
messo piede fuori dall'aula magna, mezzo secondo dopo esserti laureato. "Ingegnere,
lo vogliamo prendere il ricordo della tesi? Sono solo 250.000 lire per
quattro foto, un vero affare").
L'ingegnera
Se nel campo della tecnologia l'ambiente degli ingegneri è sempre
all'avanguardia, in quello dei rapporti sociali fatica a restare al passo
coi tempi. Un ottimo esempio è la condizione delle donne ingegnere,
in troppi casi ferma al periodo pre-femminismo. Per affermarsi, la
donna ingegnere deve infatti lottare contro una lunga lista di stereotipi. La bruttezza
Qui, obiettivamente, c'è poco da lottare: o si è belli
o non lo si è. D'altro canto gli ingegneri uomini non sono proprio
degli adoni, quindi dovrebbero stare zitti.
I rapporti di potere uomo/donna
Il sogno di molti uomini è ricreare all'interno degli ambienti
ingegneristici una situazione simile a quella dei varietà tv:
vecchiardi brutti e grassi che comandano, affiancati da silenziose bonazze
in tanga. Per la parte maschile il risultato è raggiunto. Per
quanto riguarda le donne, nonostante siano sempre di più quelle,
anche carine, che si iscrivono a ingegneria, sembrerebbe più difficile
convincerle a mettersi le mutande di paillettes e fare un balletto prima
di presentare il loro ultimo progetto.
La
mascolinità
E' un sentire comune che l'ingegneria sia una branca della scienza riservata
agli uomini, che solo a essi possano interessare turbine, transistor
e diagrammi a flusso. Pertanto, se una donna prova ad affrontare queste
materie, viene subito tacciata di mascolinità. Si tratta di
un pregiudizio palesemente infondato; sarebbe come se dicessimo che
gli uomini a cui piace la danza sono tutti effeminati (ehm, forse non è un
buon esempio ... ).
Gli
esami passati più velocemente
Un'altra meschina insinuazione, del tutto priva di fondamento. Anzi,
alle ragazze è richiesta più determinazione, poiché quando
chiedono colloquio il professore non le guarda mai negli occhi. Per
prepararsi all'esame e simulare le condizioni reali, inoltre, le ingegnere
fanno l'ultimo ripasso in compagnia di un bull dog: da uno studio condotto
sui professori, infatti, risulta che in corrispondenza dell'interrogazione
di una ragazza la produzione di bava aumenta del 400%.
Insomma, vita dura
per una donna e ancora lunghi passi da percorrere prima di essere considerata
alla pari. Prova ne è che non esiste
neppure un termine ufficiale per definirla: ingegnera? Ingegnere? Ingegnere
donna? Ingegneressa?
I DIVERSI RAMI
L'ingegnere è una
figura poliedrica, che si occupa un po' di tutto. Ecco una breve guida
per districarsi nei meandri dell'ingegneria,
con un'avvertenza: nove volte su dieci il lavoro effettivamente svolto
da un ingegnere non ha niente a che vedere con il suo titolo di studi.
Ingegnere aerospaziale
Esperto di razzi e turbine, si è iscritto a Ingegneria dopo aver
visto mille puntate di Star Trek e si è laureato con una tesi
sull'Alabarda Spaziale. E' grazie a lui che Goldrake può trasformarsi
in un razzo missile, con circuiti di mille valvole. Ingegnere ambientale
In teoria il suo compito sarebbe quello di rimediare ai disastri ecologici
combinati dai suoi colleghi chimici, meccanici, nucleari ecc. In realtà si
distingue da essi perché studia e lavora in ambienti pitturati
di verde e nel computer ha uno salva schermo con le margheritine.
Ingegnere biomedico
Lavora nel campo delle protesi, suscitando risolini e ilarità ogni
qualvolta confessa la sua professione.
Ingegnere chimico
E un po' il "carabiniere" di Ingegneria. Di lui si dice che
chi ha difficoltà con gli studi a ingegneria cambia facoltà.
Chi proprio non ce la fa, torna a ingegneria e si iscrive a chimica.
Ingegnere civile
Quello che costruisce case, cavalcavia, ponti ecc. A causa di un malinteso
sull'etimologia della propria specializzazione, gli ingegneri civili
si sforzano in ogni occasione di essere educati, di parlare a voce
bassa, di non mettersi le dita nel naso...
Ingegnere informatico
Ha costruito la sua vita attorno al primo principio dell'informatica: "Quando qualcosa non funziona, esci e rientra". Si è pure
laureato cosi: ogni volta che veniva bocciato usciva dall'aula e rientrava
immediatamente. E’ piuttosto facile sbarazzarsi di lui a una festa.
Basta dirgli: "Ehi si è rotto l'impianto elettrico" e
sprangare la porta alle sue spalle non appena esce di casa.
E' il discendente
diretto dell'ingegnere elettronico (ormai sorpassato), che aveva costruito
la sua vita attorno al primo principio dell'elettronica: "Quando
qualcosa non funziona, dai una botta sul televisore" (che i più integralisti
applicavano alla lettera, dando una botta sul televisore anche quando
era guasta la lavatrice).
Ingegnere gestionale
Si tratta di un banalissimo ingegnere meccanico che, per aver superato
tre esami di economia, crede che il suo primo impiego sarà quello
di Vicedirettore Generale alla Fiat. Dopo la laurea lo aspetta un duro
risveglio.
Ingegnere dei materiali
Il suo miglior amico non è un uomo, né un cane, ma la tavola
periodica degli elementi, che egli si diverte a mischiare come un disk
jockey pazzo per ottenere materiali sempre nuovi e, soprattutto, sempre
più utili. A chi gli chiede perché l'oro è prezioso
risponderà "Perché è un ottimo conduttore".
Tra i suoi maggiori exploit ricordiamo l'uso del piombo per le tubature
dell'acqua potabile e la creazione del cancerosissimo Eternit, (per fortuna
tolto di mezzo dopo pochi decenni dalla sua introduzione sul mercato)
il cui inventore è il trionfatore del concorso "il nome più azzeccato
della storia".
Ingegnere meccanico
E un po' il tuttofare dell'ingegneria, non è specializzato in
niente, ma sa fare un mucchio di cose.
Vive accompagnato dalla maledizione di dover sentire sempre la stessa
battuta ogni volta che gli si guasta la macchina. "Ma perché non
te la ripari da solo? Non sei un meccanico?".
Ingegnere navale
Una delle prime specializzazioni ingegneristiche della storia. L'inventore
della zattera, della canoa, del sommergibile, del transatlantico e
del mal di mare.
Ingegnere nucleare
"
Iscriviti a ingegneria avrai un lavoro assicurato ed interessante. Sarai
ricercatissimo". Provate a dirlo a quelli che si sono laureati in
ingegneria nucleare nel 1986, pochi mesi prima dei referendum che, di
fatto, hanno seppellito la professione sotto uno strato di cemento più spesso
di quello sotto cui è sepolto il reattore no 4 di ChernobyL Da
allora, il problema del nucleare in ltalia si chiama riconversione- delle
centrali, delle scorie e degli ingegneri nucleari, la cui professionalità è oggi
richiesta come una villetta a Mururoa.
Le
rivalità
Questa sua tendenza a ficcare il naso in tutti i rami dello scibile ha
spesso causato attriti con gli specialisti dei singoli settori: nell'antichità c'erano
problemi con i matematici e i filosofi, poi con gli alchimisti, quindi
con i generali. Oggigiorno l'ingegnere gestionale contende i ruoli
da Top Manager agli economisti bocconiani e, con l'invenzione della
biomedica, è addirittura riuscito a infilarsi in sala operatoria.
Ma la rivalità più radicata, che continua anche al giorno
d'oggi, è quella con gli architetti.
Ottimi argomenti
a favore di questi ultimi è che vestono meglio,
guadagnano di più e soprattutto bazzicano in ambienti in cui si
incontrano molte più donne, perenne causa di migrazione degli
ingegnerini in pausa pranzo, che vanno al bar di architettura "perché i
panini sono più buoni".
Per contro, se risaliamo
nel tempo fino a scivolare nel mito, vediamo che l'Arca di Noè è senz'altro un grande successo dell'Ingegneria
navale, mentre la Torre di Babele è un patetico fallimento ispirato
dall'arroganza degli Architetti. |