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Miser
Catulle desinas ineptire,
et quod vides perisse perditum ducas
Catullo
Tutto
iniziò quando avevo circa 13 anni... in Sardegna!
C'era una ragazza di nome Sabrina con cui giocavo da parecchio tempo (5
o 6 anni) e proprio in quel periodo lei era andata in contro ad una "crisi
depressiva" perché tutti la sfottevano. Io, "animo nobile", mi
offrii di aiutarla e la consolai spesso... diventammo così "migliori
amici".
Tutti i giorni veniva a casa mia la mattina (io ero ancora in mutande!)
a raccontarmi i suoi problemi e io le davo consigli come fanno gli amici...
stavamo spesso insieme da soli, così spesso che tutti gli altri
si erano convinti che fossimo fidanzati! Ma noi lo sapevamo bene, eravamo
solo buoni amici, ottimi amici!
Ma col tempo il mio sentimento nei suoi confronti cambiò: mi innamorai
follemente di lei però subito non le dissi nulla, sapevo che lei
era ancora "in crisi" per il suo "vecchio ragazzo" e non osavo farmi avanti.
Un bel giorno decisi di fare il "gran passo" e di "dichiararmi": mi sarei
fatto avanti quella sera stessa!
Il pomeriggio stavo andando in bicicletta a fare la spesa quando la incontrai
per la strada... lei raggiante mi si fiondò al collo dicendomi
che si era appena rimessa con il suo vecchio tipo!
Ero sconvolto, ma non avevo il coraggio di dire niente! Mi congratulai
con lei come se niente fosse e andai avanti (se devo essere sincero non
so ancora adesso come abbia fatto a non scoppiare in lacrime davanti a
lei).
Il mondo mi era crollato addosso!
Lei si accorse subito che ero cambiato, che ero triste, molto triste,
e come facevamo di solito cercò di parlarmi e di capire perché
ero così depresso... ma io non potevo parlare, non avevo
il coraggio, o meglio, la forza.
Facevo lunghe passeggiate da solo, isolandomi dagli altri... rimanevo
triste e sconsolato sulla spiaggia, a gettare sassi in mare e a guardare
le stelle... piangendo (a pensarci adesso forse la mia reazione fu esagerata...
ero più “romantico”, forse troppo)
Una sera, dopo l'ennesima volta che lei cercava di tirarmi su di morale,
decisi di dirle tutto.
Mentre passeggiavamo da soli al chiaro di luna, più o meno singhiozzando,
con qualche amara (forse erano più salate) lacrima che mi solcava
il viso, le dissi ciò che provavo (che romantico. Allora non me
ne ero neanche accorto perché ero troppo teso, ma adesso, ripensandoci,
mi ricordo che era una bellissima serata d'agosto, calda, una di quelle
notti in cui si vedono tutte le stelle)
Le dissi che l'amavo pazzamente, che ormai l'amicizia si era trasformata
in qualcosa di più doloroso, di più travolgente... e ovviamente
lei si rattristò molto! Non voleva lasciare il suo fidanzato ma
non voleva neanche vedermi così triste... in fondo ero stato il
suo migliore amico, la conoscevo meglio io di suo padre.
Adesso, dopo 5 anni, forse sono un po' pentito di averle dichiarato il
mio amore.
Da quella sera tutto crollò.
Gli eventi si susseguirono uno dopo l'altro freneticamente lasciandomi
distrutto. Iniziammo a non andare più d'accordo... inoltre il fidanzato
(un vero bastardo! Si era messo con lei per vendicarsi del fatto che lei
lo aveva lasciato l'anno prima e per farla solo soffrire giocando coi
suoi sentimenti) non voleva che io e lei ci parlassimo... ogni volta che
io mi avvicinavo mi insultava e mi prendeva in giro davanti a lei... "ti
piace Sabrina vero?"... "Ma le fai schifo!"... "Io sono molto meglio!"...
si divertiva ad umiliarmi davanti al mio "grande primo vero amore". Io
non avevo la forza di rispondere, mi sentivo annientato, un verme, un
rifiuto, uno scarto!
Dopo un po' smettemmo anche di parlarci... i rapporti si fanno molto difficili
quando uno dei due sa che l'altro gli muore dietro perché vede
qualsiasi cosa come un tentativo di fare colpo su di se. Non puoi più
farle un piacere che lei non lo interpreti come un modo di mettersi in
mostra.
Alcune volte, lo ammetto, lo facevo... non potrei mai scordarmi per esempio
di quando mi tuffai da 16 metri gridando che l’amavo davanti a tutti (compresi
i genitori!). Se devo essere sincero spesso mi piace mettermi in mostra,
ma in quel caso era diverso: mi sarei sdraiato per terra e fatto calpestare
per lei! Avrei fatto di tutto solo ad un suo cenno... altro che fare colpo
su di lei... ero diventato un burattino senza volontà nelle sua
mani, che col passare del tempo divennero fredde e "cattive".
L’estate finì... purtroppo lei vive a Milano ed io a Torino e quindi
i rapporti con la distanza si fanno più deboli.
Con quell’ultimo giorno di vacanza iniziai una triste e sfortunata “tradizione”
di “bigliettini” che le scrivevo prima di partire, in cui le confidavo
il mio folle amore (ho scoperto, con relativo piacere, che li tiene ancora
tutti... li conserva “gelosamente” nel diario).
Era scritto su un fazzoletto di carta da bar, anzi, quattro o cinque fazzoletti!
Mi piaceva dilungarmi “poeticamente” su quello che erano i miei sentimenti
per lei (e forse non ho ancora perso questo “vizio”).
Ovviamente non ebbi mai il coraggio di darglielo di persona... glielo
diede Luca, un mio caro amico che vive a Milano e che “faceva parte della
compagnia”.
Luca dopo qualche anno prese il mio posto di “amico del cuore” e nonostante
in questi ultimi tempi si stiano allontanando si vogliono ancora molto
bene come fratelli.
Quando tornai a Torino scoprii (con somma felicità!) che lei aveva
risposto al mio “bigliettino strappalacrime” con una lettera di scuse...
in fondo allora mi voleva ancora bene... avevamo passato un’estate indimenticabile
(almeno per me!) assieme, anche se dopo si era rovinato tutto.
Dopo quell’estate soffrii ancora molto per qualche anno: lei continuava
a vedere tutto in modo sbagliato, considerando ogni mia parola, ogni mia
azione, come un modo per “conquistarla” e io non facevo altro che fare
di tutto per lei, alimentando la sua tesi.
Le estati si susseguirono simili, con tanto di bigliettini finali e pianti
...
Dopo un anno si lasciò dal tipo (la lasciò lui... con tanto
di bastardata finale) ma poco dopo si mise con un altro, forse ancor peggio!
Con questo “secondo” le cose all’inizio sembravano funzionare: sembrava
felice ed io ero abbastanza contento per lei (ma si può veramente
chiamare felicità il sentirsi annientato per amore?).
Continuammo a vederci d’estate come tutti gli anni, ma ogni anno le cose
andavano sempre peggio finché non arrivò al momento di odiarmi!
Adesso, dopo tutto questo tempo, forse posso anche darle ragione... le
stavo troppo appiccicato, ero la sua ombra, non potevo vivere senza di
lei, anche se continuava a disprezzarmi e a “scacciarmi” come si fa con
degli insetti fastidiosi.
Ma per fortuna ci vedevamo solo d’estate e durante il resto dell’anno
praticamente non ci vedevamo (non pensavo sarei mai stato capace di dire
“per fortuna”... a me sembrava la fine del mondo non poterla vedere tutto
l’anno e ogni volta alla partenza dalla Sardegna mi aspettava almeno un
mesetto di “depressione totale”).
Il fatto di non vederci aiutò a dimenticare, per tutti e due.
Le tensioni si allentarono e l’estate dopo ero deciso a dimenticare Sabrina,
anche se, purtroppo, non mi resi conto di quanto fosse difficile l’impresa.
Ero convinto di potermi dominare, avevo fatto dei progetti, ma il “castello
di carte” crollo non appena la vidi.
Ritornai nel buio più totale, però riuscii a nasconderlo
molto bene, probabilmente perché lei smise di trattarmi male e
cercò di riconciliarsi con me e perché quell’estate arrivò
da Roma una nuova ragazza di nome Sara che mi aiutò molto.
Sara era molto disponibile, ascoltava i miei problemi e mi dava consigli
e lo stesso feci io con lei dato che si era fidanzata con un mio amico
della “compagnia” che si chiama Carlo e vive a Torino.
A pensarci adesso l’arrivo di Sara fu un vero “salvagente” perché
oltre a consolarmi fece anche da “ambasciatore” per me con Sabrina (tra
ragazze si può parlare più liberamente). Si informò
su cosa pensava di me e con mia immensa felicità lei rispose che
mi voleva bene (come amico) e che ci teneva alla mia amicizia, che dispiaceva
anche a lei che io soffrissi così tanto ma (come sapevamo benissimo
tutti) non poteva farci niente: non ero io il suo amore, nonostante dicesse
spesso che ero molto carino (ma l’amore è un’altra cosa, non basta
l’attrazione).
Anche dopo quell’estate partii lasciando un bigliettino, ma fu diverso
dal solito (almeno così cercai di farlo). Non le dichiaravo più
il mio amore ma cercavo di esprimere il fatto che probabilmente mi ero
rassegnato. Se devo essere sincero quando scrissi quel bigliettino ero
tutt’altro che rassegnato, sapevo che non avevo speranze, ma l’amore da
una resistenza, o una stupidità, fuori dal comune...
L’anno che passò tra un’estate e l’altra mi aiuto veramente a dimenticare
Sabrina... forse quel bigliettino era una profezia ...
Quando tornai in Sardegna ero ansioso di vederla e di capire cosa provavo
ancora per lei.
Lo capii subito, non appena la vidi: non provavo più niente! Non
era la Sabrina di cui mi ero innamorato, non era cambiata solo fisicamente
(incredibilmente era migliorata. Non pensavo fosse ancora possibile!)
ma soprattutto mentalmente: era stata colpa del suo ragazzo, l’aveva lasciata
e fatta soffrire ancora e lei si era “chiusa”. Forse era più matura,
ma sicuramente non era più la “mia Sabrina”, il mio primo amore,
la persona per cui avrei fatto di tutto.
Se personalmente ero cambiato, ed erano cambiate anche le mie “emozioni”
per lei, non cambiarono le idee dei nostri “amici” che continuarono a
sfottermi (lo fanno ancora adesso, dopo tutti questi anni).
Questo decisamente non mi aiutò: non fa bene a nessuno il ricordo
di una sofferenza del genere, soprattutto quando te la fanno pesare come
un fallimento.
Quell’estate si fidanzò con un mio amico di Torino che era venuto
per la prima volta in Sardegna e, se devo essere sincero, questa
volta aveva davvero toccato il fondo.
Si sono lasciati qualche mese fa, come al solito l’ha lasciata lui, e
ripensandoci devo dire che “se l’è proprio andata a cercare!”.
Questo ragazzo era un “acerrimo nemico di famiglia” delle mie cugine (per
una storia lunga e complicata che non ho voglia di raccontare) che avevano
fatto di lui, prima che arrivasse, una pessima pubblicità. Anche
le mie cugine facevano parte della “compagnia” ed erano amiche di Sabrina.
Lei sapeva benissimo com’era e cosa “faceva” (cose troppo brutte da raccontare...
e poi sono fatti suoi!) ma decise comunque di fidanzarsi con lui.
A me diede un po’ fastidio il fatto che un amico che avevo ospitato in
casa si era fidanzato con la “donna della mia vita”... lui sapeva benissimo
tutto quello che c’era stato ma non si preoccupò per niente. Per
fortuna il “brutto periodo” l’avevo superato e ormai non mi importava
più molto di quello che faceva Sabrina o con chi si metteva, ma
come al solito, “per fortuna”, ci sono gli amici, sempre pronti a rinfacciarti
tutto, sempre pronti a riaprire una vecchia ferita. Qualcuno si inventò
che avevo fatto una scenata davanti a mia madre perché questo tipo
mi “aveva fregato la ragazza” e ovviamente la voce raggiunse anche Sabrina.
Io mi affrettai a smentire (in effetti non avevo fatto proprio niente)
e lei mi credette, spero, anche se ancora adesso ho il dubbio che lei
pensi io sia ancora innamorato.
Quando finì l’estate ero decisamente libero dalle sue “catene”,
ormai ero certo di non provare più niente per lei, ma quell’esperienza
mi provò in maniera dolorosa!
Sono sicuramente cambiato dopo tutte quelle sofferenze, tutte quelle sere
passate a piangere da solo.
Non mi sono mai più innamorato come allora, e forse è proprio
colpa di tutto quello che ho provato. Ormai il mio cuore ha creato una
specie di “barriera protettiva” che mi impedisce di innamorarmi di nuovo
pazzamente. Ci sono state sicuramente altre ragazze, ma nessuna è
riuscita a sconvolgermi come lei. Adesso sono più maturo e guardo
queste cose con più serenità o, forse, più scetticismo.
Nota
dell’autore:
Il vero nome della ragazza di cui ero follemente innamorato è Camilla,
ma durante la stesura del racconto avevo però preferito non utilizzarlo.
Il nome “Sabrina” è un omaggio alla protagonista femminile della
versione italiana del cartone animato “E’ quasi magia Jhonny” tratto dal
fumetto di Izumi Matsumoto Kimagure Orange Road
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AI
breve
storia di una macchina umana
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Non
ignara mali
miseri succurrere disco.
Virgilio
Il
Dottore era un genio, ma solo. Viveva nella vecchia casa vicino
al fiume, dove ormai anche la natura aveva deciso di andarsene: non un
fiore, non un albero, non un animale.
Ma lui aveva deciso, doveva cambiare tutto, doveva avere una figlia: non
una ragazza qualsiasi, la migliore delle ragazze possibili.
Le notti passarono, il Dottore non si fermò un attimo, ma alla
fine nacque: Ai, un robot umano, molto più umano di molti altri
che si consideravano tali.
Ma lo sforzo era stato troppo: non aveva potuto gioire della sua creatura,
morì pochi giorni dopo la nascita di sua figlia.
Ai adesso era sola, come suo padre. Ma lei era diversa, voleva vedere
il mondo, voleva conoscere, aveva quella forza che era mancata al Dottore.
La strada che portava al villaggio era tutta dissestata, ma tanto Ai non
aveva un carro che potesse traballare, non aveva niente.
Dopo poco il paesaggio intorno a lei iniziò a cambiare: i fiori,
che prima non aveva mai visto, iniziarono a variopingere quel mondo che
per lei non era stato altro che una casa desolata.
Gli alberi si alzavano sui fianchi della strada e dopo poco anche qualche
animale iniziò a farsi avanti: erano un po’ spaventati da quello
“strano essere” ma spesso la curiosità vince la paura più
di quanto non lo faccia il coraggio.
Ai sapeva parlare, o meglio esprimere dei suoni come aveva programmato
il Dottore, ma non riusciva a capire quello che gli altri “cosi”, pelosi
o piumati che fossero, le stavano dicendo. All’inizio pensò che
quelli fossero gli Uomini e decise quindi di fermarsi con loro. Ma si
sentiva diversa, non riusciva ad esprimersi, non riusciva a comunicare.
Alcuni Uomini erano ostili, quando si avvicinava mostravano zanne affilate
e tentavano di afferrare le sue gambe e le sue braccia e di tirarle, poi
scappavano via. Fu allora, dopo un altro morso (così il Dottore
aveva chiamato quel comportamento) che Ai decise di andarsene. Quelli
non potevano essere gli Uomini.
Inconsciamente, nei circuiti del povero robot, si era creata la speranza,
o l’illusione, che il paese degli Uomini fosse il posto migliore del Mondo,
e lei doveva trovarlo.
Riprese la strada che aveva abbandonato per seguire gli Animali, così
li aveva identificati dopo la breve convivenza, e continuò il suo
cammino.
Ai si rese subito conto di essere arrivata in un posto diverso quando,
improvvisamente, gli Alberi erano diventati gialli, bassi, sottili, uno
vicino all’altro come un mare ondeggiante al soffiare del vento... mare,
che strana parola aveva pensato... non capì perché
le era venuta in mente ma decise che era bella, e chiamò quel paesaggio
mare.
La gioia, altra strana parola per lei, ma che esprimeva bene il suo stato
d’animo, almeno così pensava, la invase quando vide una casa. Non
era uguale a quella in cui era nata, ma la somiglianza era notevole e
decise quindi di entrare.
La porta era chiusa e questo la stupì molto dato che a casa del
Dottore non aveva mai trovato porte chiuse. “Poco male” pensò,
la sua forza era sufficiente ad “aprirla”.
Un urlo, questo fu tutto quello che sentì. Non ne aveva mai visto
uno, o forse sarebbe meglio dire “sentito”, ma per lei non faceva differenza,
le sensazioni erano tutte uguali, tutte “mostruosamente” affascinanti.
Un essere più basso di lei con dei strani peli, molto lunghi, sulla
testa (il Dottore non ne aveva ) era nascosto in un angolo e continuava
ad urlare finché un suono non giunse familiare: “Vai via”. La sua
mente riconobbe subito quelle parole, quello era il “Parlare” quindi quello
era uno degli Uomini. La felicità per aver trovato un suo “simile”
si trasformò presto in tristezza quando, dal suo cervellone meccanico,
arrivò il significato di quelle parole, “vai via”, che quell’essere
continuava a ripetere.
Sconsolata uscì dalla casa e ritornò sulla strada.
Trovò un’ altra casa e un’altra ancora, ma il comportamento degli
Uomini era sempre lo stesso, e identico il significato delle loro parole.
Ormai aveva visto diversi esseri e li aveva inquadrati nelle sue memorie:
uomini, donne, bambini, vecchi, alti, bassi, con gli occhi blu o marroni...
tutte cose che conosceva già, ma in modo diverso.
Tutte le sue idee preconfezionate erano cadute.
Seduta su un muretto iniziò a pensare, ma subito decise di smettere,
poiché solo brutti ricordi emergevano dalle sue celle di silicio
che aveva sparse in tutto il corpo.
Decise di spegnersi: gli Uomini non erano quello che aveva sognato, non
vi era una vita migliore lontano dalla casa del Dottore.
Ma uno strano rumore la fermò: proveniva da dietro un muro mezzo
distrutto... era un grido, ma non di paura come i tanti che aveva sentito,
ma di dolore. Si avvicinò e vide un uomo, solo come lei, che piangeva
perché il muro gli era crollato addosso e si era rotto una gamba.
Chiedeva aiuto. Ai decise di aiutarlo, era capace, era stata programmata.
Fece tutto il possibile per “ripararlo” e stranamente l’uomo non scappò;
il muratore, era questo il suo lavoro, avrebbe voluto farlo, se solo avesse
potuto, ma rimase stupito: l’essere metallico lo aveva aiutato, ora non
gli faceva più paura. Ai si sentiva felice perché aveva
trovato un amico, ma il muratore era triste, non poteva più continuare
il suo lavoro. Le memorie biologiche di Ai dicevano di aiutarlo: “un amico
si vede nel momento del bisogno”, questa era la frase che si agitava tra
i suoi circuiti. Il robot decise di costruire tutta la casa per il muratore
che, per ricambiare, decise di ospitarlo.
La diffidenza e la paura degli “Uomini” si trasformò in un nuovo
sentimento, stano: tutti la volevano conoscere, tutti la chiamavano, tutti
volevano il suo aiuto.
Ai era felice di essere amata, così pensava, e si mostrava disponibile
con tutti. Ma quando tutti i lavori furono finiti, lei rimase sola. Nessuno
la chiamò più, nessuno più aveva bisogno di lei,
anche il muratore l’aveva abbandonata, una volta guarita la gamba.
Allora le ritornò in mente quel pulsante, piccolo, rotondo, rosso,
dietro un vetro, al centro del suo petto di ferro: doveva spegnersi.
Rimase a pensare tutta la notte prima di farlo, non riusciva, le mancava
il coraggio. Ma cos’era il coraggio per una serie di circuiti stampati?
Un input, una scarica di elettroni si mosse nel suo corpo, il braccio
si alzò e ruppe il vetro.
Ai si spense per sempre alle 6:50 di mattina, sola.
Gli abitanti del villaggio continuarono la loro vita di tutti i giorni,
ma qualcosa mancava, non capivano. Si chiesero dove fosse finita Ai, ma
ormai era tardi: la trovarono in un vecchio magazzino abbandonato, per
terra. Allora capirono, erano stati ingiusti, l’avevano sfruttata, usata
e abbandonata come un oggetto, non l’avevano mai considerata viva, non
avevano mai cercato di capire i suoi sentimenti, non era mai stata una
di loro.
Piansero e pregarono, avrebbero voluto cambiare il passato, cambiare il
futuro.
Le loro preghiere erano sincere. Il Dio degli Uomini decise di ascoltarli
e una luce brillò sul robot e una lacrima le solcò il viso:
Ai era diventata un essere umano.
Nota
dell’autore:
Il nome “Ai” sta per “Artificial Intelligence” (Intelligenza Artificiale)
e in Giapponese il Kanji “Ai” significa Amore.
La storia è in parte ispirata al fumetto Video Girl Ai di
Masakazu Katsura.
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Odi
et amo. Quare id faciam,
fortasse requiris. Nescio, sed
fieri sentio et excrucior
Catullo
Prologo:
L’aria era fresca... una nuova giornata primaverile si era appena affacciata
nella mia vita di tutti i giorni, una vita tranquilla, di scuola, amicizie
e amori, come ogni diciottenne di questa che ormai era diventata la città
più importante dello Stato: la Città del Nord.
Mi chiamo Sabrina e sono una di quelle ragazze che molti definirebbero
“secchiona”. Ma cosa vuol dire in realtà questa parola? Boh!
Non l’avevo mai capito! Forse che i miei interessi erano la matematica
o la fisica, o le scienze e la letteratura, i libri invece dei fumetti?
Era questo forse il significato di quello che ormai era diventato un insulto
comune...
L’eroe:
Ero appena uscita di casa per andare ad un appuntamento. Ero emozionata,
distratta, non mi rendevo conto che qualcosa stava cambiando, che la gente
per strada era agitata, che i telegiornali non facevano altro che parlare
di una cosa: il BIG BANG, un improbabile terremoto che, secondo molti,
avrebbe potuto decidere le sorti della Terra abbattendo numerose città.
Ma io non ci credevo! Chi erano gli scienziati a cui era venuta in mente
questa buffonata? Tutto era sereno in giro! Comunque erano cose che non
mi interessavano! Aveva già i miei problemi con lui: Alessandro...
Oggi dovevo dirgli tutto, sarebbe stata la mia grande occasione!
Continuai a camminare a passo svelto verso l’ABCB, il bar dove gli avevo
chiesto di venire il giorno prima, quando lui incredibilmente accettò.
Non mi rendevo conto che la natura intorno a me era sconvolta per qualcosa
di “superiore”, il mio animo agitato non mi permetteva di vedere neanche
quelle grandi “masse nere” che volavano via verso la salvezza: grandi
stormi di uccelli che, inspiegabilmente per quel periodo, seguendo il
loro istinto di sopravvivenza, scappavano da quella che sarebbe stata
l’ “Apocalisse” . Ero sorda a questi eventi. Non mi interessava nulla!
Se fossi riuscita a dichiararmi… se lui avesse accettato... allora sì
che sarebbe iniziata una “nuova era”!
A scuola era sempre stato gentile con me: veniva a chiedermi favori,
scherzava, studiavamo insieme ed io ne ero follemente e irrimediabilmente
innamorata. Era proprio quel suo “modo di fare” con me che mi aveva dato
la sicurezza di dichiararmi. Ma l’amore rende ciechi e sciocchi, e nonostante
questa sia una “frase fatta” fin troppo sfruttata, spesso descrive quella
che poi si rivela l’amara verità.
Finalmente giunsi davanti all’ABCB: ero perfettamente in orario ma lui
non era ancora arrivato. Decisi di entrare per prendere un tavolino un
po’ appartato, dove si potesse parlare senza “orecchie indiscrete” e,
incredibilmente, lo trovai subito: quel bar, ritrovo principale dei ragazzi
della zona, perennemente pieno, era deserto! Il fatto mi stupì
molto, ma immediatamente non lo associai al BIG BANG... e sbagliai!
Dopo circa un quarto d’ora finalmente arrivò! Inutile dire che
mi sembrarono secoli! E’ incredibile come il tempo sia relativo... Einstein
aveva ragione!
Mi vide subito, forse perché eravamo gli unici clienti del locale!
e si diresse con quel suo modo di fare sicuro verso il tavolino. Come
lo amavo! Si sedette di fronte a me e mi salutò affettuosamente
come faceva di solito e io emozionatissima ricambiai il saluto.
Iniziammo a parlare di cose stupide, come si fa di solito, del “più
e del meno”, di quello che aveva fatto a casa, dei compiti che voleva
gli passassi, come al solito! Prendemmo alla larga il discorso insomma,
ma ad un certo punto decisi di muovermi! Iniziai a parlargli dei miei
sentimenti, gli dissi che ormai, continuando a stargli vicino, mi ero
“presa una cotta” per lui! Non potevo certo dirgli che l’amavo più
della mia stessa vita... mi avrebbe preso per una pazza!
Alessandro rimase in silenzio per un po’, poi iniziò a ridere!
Non capivo quel che voleva dire e chiesi spiegazioni! Mi disse che lui
non provava niente per me, eravamo solo compagni di classe! Non stava
con me perché “gli ero simpatica” ma perché lo aiutavo a
studiare!
Sconvolta dalle sue parole mi misi a piangere. Da allora non disse più
nulla. Mi alzai e mi diressi verso l’uscita in lacrime e lui mi seguì.
Non sapevo cosa fare! L’amavo, e il sentirmi rifiutata era la cosa più
dolorosa che avessi mai provato. Nonostante tutto ero sua, prigioniera
di quegli occhi azzurri, di quella camminata, di quel modo di fare: tutto
in lui mi affascinava e mi sconvolgeva!
Ormai la mia identità si era annientata in lui e la mia volontà
si era persa nei meandri della ragione, sconfitta da un sentimento troppo
forte per il mio piccolo cuore.
Improvvisamente un boato... una luce diffusa... delle grida... era un’esplosione!
Molto lontana... ma anche terribilmente violenta... qualcosa aveva fatto
tremare l’intera Città... e fu l’inizio della fine...
Le macchine come impazzite iniziarono una tremenda fuga verso chissà
dove, scappando da un pericolo invisibile ma ben presente! Le persone
per la strada iniziarono a gridare sconvolte... era il caos... e solo
dopo mi sarei resa conto di quanto questa parola così enigmatica...
“caos”... fosse incredibilmente legata ad un’altra parola, a cui prima
neanche credevo, io giovane totalmente sicura delle teorie scientifiche
che avevo studiato... “il caso”!
Il marciapiede davanti all’ABCB iniziò lentamente a sollevarsi
sotto i miei piedi finché sia io che Alessandro non fummo sbattuti
a terra proprio in mezzo alla strada, dove poco prima, sconvolta, avevo
notato le auto correre in una folle fuga contro la morte! Fu un attimo:
non mi resi conto di quello che stava accadendo. Il mio corpo, le mie
braccia, le mie gambe, tutto di me si getto su Alessandro abbracciandolo
fortemente. Non era paura, era l’istinto, l’istinto di sacrificare la
propria vita per la persona amata: una macchina, che proprio in quel momento
stava per investire la mia unica ragione di vita, si schiantò contro
il mio fragile corpo che gli aveva fatto da scudo.
Non sentivo più nulla, anche la vista mi stava abbandonando. Nonostante
avessi ancora gli occhi pieni di lacrime potei ancora chiaramente vedere
ciò che fu l’unica consolazione per quella terribile fine: Alessandro
mi stava reggendo la testa con un braccio e mi guardava con un’espressione
che ancora adesso farei fatica a definire. Un urlo fu l’ultima cosa che
sentii della sua voce: un’espressione sincera, ne sono sicura, lo vedevo
nei suoi occhi, proprio quegli occhi che mi avevano stregata adesso stavano
piangendo e continuavano a fissarmi. Ormai non c’era più niente
attorno a me, solo io e lui in un limbo di pace e di serenità che
la mia fantasia aveva sempre sognato... “NOOOOOOO!”
Queste furono le ultime parole che sentii durante la mia breve ma intensa
vita sulla Terra: era il grido disperato di Alessandro che, fortunatamente,
si salvò per vivere felicemente sulla Terra, salvato da quell’esplosione
che mi aveva ucciso.
Epilogo:
Adesso posso vedere con gioia il mio sacrificio: Alessandro si è
sposato e vive felicemente con la sua famiglia ma io, ora che posso scrutare
nel cuore degli uomini fin nel profondo, scorgo ancora in lui il ricordo
di quella che rimase come traccia indelebile nella sua anima: il ricordo
di una giovane ragazza di nome Sabrina che lo amò a costo della
vita!
Conclusioni:
Cos’è veramente un eroe? Bisogna veramente avere capacità
fuori dal comune per esserlo?
Sono davvero necessarie una forza ed un’intelligenza straordinarie?
No, basta una sola cosa, piccola e grande allo stesso tempo, ma fondamentale.
Bisogna amare... più della propria stessa vita...
Nota
dell’autore:
Il nome “Sabrina” è un omaggio alla protagonista femminile della
versione italiana del cartone animato “E’ quasi magia Jhonny” tratto dal
fumetto di Izumi Matsumoto Kimagure Orange Road
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Mare Mosso
ovvero
Liguria - Sardegna
sola andata
...come
fare una traversata in barca a vela senza restarne traumatizzati…
o quasi!
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H
20:00
La vista è magnifica dal balcone di casa, un leggero venticello
agita le cime degli alberi e il lungomare è deserto. E' ancora
abbastanza chiaro, nonostante il sole sia già scomparso dietro
le montagne alla mie spalle. La partenza è stata fissata per domani,
venerdì 17, all'ora di pranzo in modo da arrivare a Calvi, a Nord
- Ovest della Corsica, alla stessa ora del giorno seguente (speriamo!)
Non sono agitato…la traversata è l'ultimo dei miei pensieri e,
stranamente dato che oggi pomeriggio ho dormito di merda, mi sento riposato
e sereno…sarà la vista del mare...
Il cielo è di un azzurro luminoso, biancastro, ma densi cumuli
sovrastano l'orizzonte, verso Sud, verso la Corsica…
La previsioni meteo non sono molto incoraggianti… "Ultime 4 o 5 ore per
effettuare la traversata Riviera - Corsica con veloci barche a motore.
I velisti sarà meglio che bordeggino lungo costa. Dal primo pomeriggio
si prevede vento forza 7 intorno Ovest - Corsica ed estremo sud del golfo
di Genova, localmente burrasca forza 8 su Capo Corso" …dove dobbiamo andare
noi…
Mentre scrivevo ha telefonato mio padre, che adesso è a Torino
e arriverà domani mattina e sentendo l'ultimo bollettino da mia
madre ha detto che forse partiremo subito…comunque domani daremo un'ultima
occhiata alle previsioni…speriamo bene!
H
20:58
Ho finito di cenare e sono tornato a scrivere…adesso fa abbastanza freschetto
e una profonda brezza di mare spira da Sud, piena di umidità, quasi
malinconica al cadenzare delle onde sul bagnasciuga (si scrive così?
…"bagnasciuga"…non avevo mai scritto questa parola…)
La passeggiata è ancora deserta …sia i vecchi (il 70% di Loano)
sia i giovani (15% sopra i 13 anni e 15% sotto) non si fanno vedere… probabilmente
per le 22:00 ci sarà così tanta gente da non poter camminare,
sbucata dal nulla in un attimo.
Tra poco anche noi quattro (io, mio fratello e le due cugine) usciremo,
ma i due "Capurso" torneranno presto, domani li aspetta una giornata pesante…
forse…
Loano
17-07-98
H
7:00
Mi sono svegliato alle 6:30 per sentire le previsioni meteo…ne abbiamo
sentite 5…diverse! Comunque quella di RAI1 (fatta da un generale della
Marina … che quindi solo per questo mi sta già sul ca**o) sembra
essere buona e secondo mio padre è la più affidabile.
Mia madre è partita per portare mio fratello all'aeroporto e Fulvio
si è rimesso a letto perché questa notte dovremo fare il
turno più brutto, da mezzanotte alle cinque di mattina!
Dopo che il "capitano" (= mio padre) ha spiegato di aver aggiustato il
motore della barca perché l'alternatore era rotto, mi sento un
po' più preoccupato! Speriamo non si rompa ancora durante la traversata…
H
9:40
Sono in macchina all'aeroporto di Genova, abbiamo appena "spedito" Luca
ad Olbia, beato lui! Sono stanchissimo! Adesso dobbiamo andare al porto
per lasciare la MIA macchina in modo che mio padre, tornato dalla Sardegna
con la Tirrenia a metà vacanza, non si trovi a piedi… speriamo
non me la rubino…anche se è scassata è sempre la mia cara
macchinina…anzi la "nostra"!
Sembra che le previsioni meteo di stamattina siano azzeccate…forse il
mare sarà calmo e il Maestrale (vento da N-O) ci spingerà
dritti fino in Corsica, a Calvi, dove troveremo Tiziana e Sandro ad aspettarci.
Fa un caldo incredibile!
Genova fa schifo! La puzza di smog impastata con una buona dose di afa
e abbondanti secchiate di rumore rende il quadro più surreale:
una città frenetica imbrigliata tra colonne di cemento e di automobili,
straziata dai camion e affogata dall'industria, tra il grigio chiaro di
un fumo che non si dissolve mai. E non c'è un mare per farvi rispecchiare
il sole, già si riflette sull'asfalto lucido, che si fonde sotto
la calura.
H
11:50
Finalmente abbiamo finito di caricare le ultime cose in barca, ma forse
non partiremo.
Il METEOFRANCE da vento forza 7-8 (burrasca) per la notte, completamente
diverso da quello che diceva il generale della Marina…inizio a pensare
che se ai tempi di Noè ci fossero state le previsioni meteo, probabilmente
sarebbe morto anche lui.
H
13:00
Dopo aver sentito altri quattro bollettini e aver risentito per ben 3
volte 'sto METEOFRANCE di merda forse abbiamo intuito, quasi magicamente,
che mia madre aveva capito male, dato che era in francese stretto (dialetto
provenzale!) e che il vento forza 7-8 era da un'altra parte, un posto
con un nome strano…non sappiamo neanche dove sia, infatti mio padre è
sceso dalla barca a chiedere informazioni (se non l'avessi capito siamo
ancora attaccati al molo…non è che è sceso mentre eravamo
in mezzo al mare…non si sa mai…meglio chiarire).
Ho appena finito di mangiare un po' di insalata di riso e sto ascoltando,
con grande delizia, "Truly madly deeply".
H
15:45
Siamo ancora qui! I miei hanno paura di 'sta "Balagne", la zona misteriosa
dove c'è mare e vento forte… abbiamo sentito altri bollettini:
quello di San Remo ci ha "consigliato" di non partire, quello di Genova
diceva vento da N - O forza 4… perfetto per arrivare in Corsica. Inizio
a non capirci più niente. Io partirei anche subito, mi sono davvero
scocciato di stare qui… sarò un irresponsabile, ma dovremmo partire
subito anzi, saremmo dovuti partire 4 ore fa!
Adesso mio padre è uscito a vedere il mare… speriamo…
H
16:30
Non partiamo… "la Balagne", questa famigerata "terra tempestosa" è
la regione di Calvi, la nostra prima tappa, quindi beccheremo in pieno
la burrasca se ci dirigessimo adesso proprio lì…
Almeno secondo un paio di bollettini meteo. Probabilmente partiremo domani
mattina alle 8:00, sperando che la situazione migliori. Comunque 'sta
notte dormiremo in barca, "per abituarci, per non perdere il giro" dice
mio padre. Adesso vado a prendermi un gelato "di consolazione".
…in effetti, c'è un bel vento anche qui in porto… ma da Sud!!!
H
17:30
Gli ombrelloni della spiaggia sono tutti chiusi per il vento, nonostante
ci sia parecchia gente. Il mare è decisamente agitato e le onde
arrivano fino a riva infrangendosi fragorosamente.
Fa un po' freddo. Il Mezzogiorno sta lentamente mutando in Levante…chissà
come cambierà questa notte…
Luca è già arrivato in Sardegna da tempo e ha anche fatto
il bagno a P.to Taverna, una spiaggia bellissima vicino casa…beato lui…
il prossimo anno lotterà per non fare la traversata!
Secondo mia mamma Calvi è un posto stupendo: se partiremo davvero
domattina presto e la prima tirata durerà 24 ore, arriveremo in
porto la mattina seguente in modo da avere la giornata libera e la notte
per riposarci…ma inizio a dubitare che partiremo domani.
H
21:00
Domani mattina partiremo quasi di sicuro… 'sta notte dormiremo in barca
e alle 8:00 del 18-07-98, lasceremo il porto di Loano per Calvi,
rotta 167°, distanza 96 miglia marine.
S'agita
il vento
Al tramonto
Schizzi di bianco
Pennellata imperfetta
Di un pazzo
E' solo
Il vento da Est
Contro 'l sole a Ponente
E' solo
Il ritmo spezzato
Da scogli affilati
E' solo il mare
Il vento e il poeta
Calvi
19-07-98
H
9:30
Sono ancora intontito per la traversata e ho decisamente male al sedere
perché è… ustionato! La barca ciondola dolcemente nel porto
e non si sentono rumori provenire da fuori.
Tutto è cominciato ieri… sabato 18 luglio 1998…
"….WROOOOOOO…" è con questo fastidioso rumore nelle orecchie che
alle 7:30 io e Fulvio ci siamo alzati, sballottati a prua da onde casuali
che facevano ballare fastidiosamente la cabina.
Non appena uscito capii subito che eravamo partiti e che quel rumore,
il motore, mi avrebbe accompagnato per le prossime 24 h e sarebbe stato
meglio se mi fossi abituato.
Provai a stare fuori…il mare era decisamente mosso, densi nuvoloni sovrastavano
la Liguria alle nostre spalle. Il vento, freddo e salato, mi schiaffeggiava
violentemente e, nonostante cercassi di lottare, iniziai a temere di stare
male. Dopo un'oretta di lotta psicologica mi arresi e presi una xamamina,
la classica pillola per il mal di mare, che ti stordisce come una martellata
sulla testa e ti fa "miracolosamente" addormentare. Aspettando il suo
effetto mi sdraiai sul ponte della barca a prua…non mi sentivo proprio
"in forma"…come se mi stessero prendendo a calci nello stomaco…ma era
qualcosa di più particolare: i calci venivano da dentro! Come se
non bastasse la testa mi martellava incessantemente, qualcuno mi stava
prendendo a pugni sulla nuca! Lentamente, e con non poca sofferenza, in
questa "colossale rissa", fra calci e pugni mi addormentai nel posto sbagliato…come
purtroppo capii solo cinque ore più tardi.
Fu il caldo a svegliarmi… erano le 12:30, il mare si era calmato e il
vento era decisamente scemato rispetto a quello di poche ore prima… non
mi accorsi subito della cazzata che avevo fatto, ma mi bastò
sedermi…mi ero addormentato a pancia sotto, indossando solo una maglietta
e le mutande e il sole di mezzogiorno non aveva risparmiato il mio fondoschiena
che ancora adesso bruciava clamorosamente: il segno che mi hanno lasciato
le mutande fa paura. Dal bianco latte al rosso brillante! Mia mamma dice
che almeno quest'anno non avrò il segno del costume a mezza coscia…
ma sinceramente ne avrei fatto a meno volentieri!
…èda un bel po’ che stanno suonando le campane qui a Calvi… forse
perché è Domenica.
Mio padre è fuori che parla con i "vicini di barca" assieme a mia
madre e Fulvio, l'unico che non sia ancora uscito sono io…e non perché
indosso le mutande, ma perché volevo scrivere subito tutte le cose
che erano accadute il giorno prima…e ora continuiamo questo lungo "flashback"…
Dopo essermi alzato mi venne subito fame…probabilmente perché la
mattina non avevo fatto colazione per motivi "di guerra"!
Decidemmo di mangiare tutti insieme, mia mamma tirò fuori l'insalata
di riso (col mais!) e un po’ di pomodorini e iniziammo a pasteggiare.
H
11:45
Sono appena tornato da un giro di "perlustrazione" a Calvi! Fa molto caldo
e adesso andrò a farmi un bel bagnetto prima di partire per la
Girolata. Dopo "iniziammo a pasteggiare" siamo usciti, ci siamo "risistemati",
io mi sono addirittura fatto la barba (non me la facevo da Rivarossa!)
e poi siamo andati in un bar a fare colazione (ho preso un frappé
al cioccolato che sembrava molto latte e Nesquik!). Dopo aver zittito
lo stomaco abbiamo visitato il posto…molto bello, dietro la prima fila
di case s'è una stradina con tanti negozietti davvero carini.
Adesso che sono ritornato in barca uscirò subito per farmi quel
"famoso" bagno… sembra proprio che non riesca a finire il racconto di
"sabato 18"… e dire che le cose più belle devo ancora raccontarle!
H
12:15
Il bagno è stato magnifico: l'acqua fresca mi ha risvegliato le
membra intorpidite dalla traversata del giorno precedente, per non parlare
poi della doccia fredda fatta sulla banchina del porto!
Adesso stiamo partendo per la Girolata dove, se il tempo lo permette dato
che non c'è un porto, ci fermeremo la notte.
Ritornando a ieri pomeriggio, e precisamente a dopo "iniziammo a pasteggiare",
mi sdraiai ancora a prua, cercando di stare all'ombra delle vele, ascoltando
il Walkman. Mentre oziavo tranquillamente mia mamma incominciò
a sbraitare…"la balena!!!" Mi alzai di scatto e corsi a poppa a vedere:
a non più di 50 metri ad intervalli regolari usciva dal dorso di
un "coso" enorme, molto più grande della nostra barca, con una
pinnetta nera verso il fondo. Non era la prima balena della mia vita,
ma allora non potevo immaginare che poco dopo ne avrei viste altre, e
molto più vicine! Come al solito mia mamma era preoccupata che
ci "speronasse"… sicuramente l'urto con un animale del genere ci avrebbe
fatto affondare, ma sono sicuro che anche lei si sarebbe fatta male, non
le conveniva venirci addosso…rimasi tranquillo ad ammirarlo finché
non se ne andò e quindi tornai ad ascoltare il mio Walkman soddisfatto.
Dopo neanche un'ora di attesa altre urla! Questa volta non di spavento,
ma di gioia…era un branco di delfini che si stava avvicinando. Non passarono
molto vicini alla barca, ma scattai comunque alcune foto…ma il grosso
doveva ancora venire…
Poco dopo, infatti, un branco di delfini molto più numeroso si
mise all'inseguimento della nostra barca…una volta raggiuntici iniziarono
a saltare, giocare, passarci sotto, accanto… vicinissimi!
Io ero a prua e potevo vederli benissimo…saranno stati a non più
di un metro di distanza dai miei piedi e l'acqua era così trasparente,
che era come non ci fosse. Nelle loro evoluzioni sembravano quasi ammaestrati…si
mettevano a gruppi di tre, si aspettavano per saltare tutti insieme… Mia
mamma e Fulvio, presi dall'euforia, decisero di fare il bagno lì,
in mezzo al mare, con i delfini, che però decisero di snobbarli
e non si avvicinarono a più di dieci metri da loro… io, devo ammetterlo,
non feci il bagno anche perché avevo paura, oltre a non averne
assolutamente voglia. Pensavamo di aver visto tutto… ma ci sbagliavamo…
più tardi, saranno state ormai le cinque del pomeriggio, avvistammo
un'altra balena…
H
13:30 In mezzo al mare…
Abbiamo lasciato Calvi da un'oretta, mio padre sta tirando su lo spin,
quella vela grande e colorata che ha la forma di un palloncino…o meglio
di una fetta d'anguria! Adesso sono proprio all'ombra di questa vela.
Abbiamo appena pranzato: un panino con prosciutto crudo (ovviamente),
pomodorini e formaggio…cose che avevamo comprato a Calvi.
La cittadella si vede ancora alle nostre spalle, tra il mare e le montagne,
immersa nel verde.
C'è una serena pace tutt'intorno…si sente solo lo sciacquettio
della barca che avanza pigramente sospinta solo dal vento. All'orizzonte
la vista del mare sconfinato calma gli animi e appacifica lo spirito.
Se continueremo di questo passo (lentamente…ma con estrema dolcezza) arriveremo
alla Girolata 'sta notte…troppo tardi!
Dato che dovremo passare la notte all'ancora, sarà meglio arrivare
al massimo nel tardo pomeriggio, in modo da poter trovare un ancoraggio
sicuro.
Con un continuo passare tra passato e presente… riprendiamo il racconto
di quello che stavo dicendo ieri…
…questa volta fu mio padre a vederla per primo, era molto vicina, meno
di trenta metri e, in effetti, faceva abbastanza paura, almeno questa
volta. Entrava e usciva dall'acqua increspandone la superficie, soffiando
ogni tanto alti spruzzi dal buco sulla schiena a mo' di geyser che per
la pressione si vaporizzavano in mille goccioline multicolori. Lo spettacolo
non durò più di cinque minuti, ma fu decisamente spettacolare!
Il vedere "qualcosa" di vivo più grosso di una barca passarti vicino
è abbastanza "sconvolgente"…
Poco dopo (un'oretta… ma in mare un'ora non è niente) scorgemmo
un'altra balena! Ormai ci eravamo quasi scocciati di 'sti "pescioni" ma
la novità fu che questa volta sulla scia dell'animale c'era una
grossa chiazza rosso sangue!
H
13:50
Whoooooo... che palle! Hanno riacceso il motore perché andavamo
troppo piano… abbiamo anche ammainato lo spinnaker quindi addio ombra!
…scusa l'interruzione un po' brusca… dov'ero arrivato?
Alla "chiazza di sangue"… immagino stesse partorendo, dal momento che
per perderne una simile quantità da fare una macchia grossa parecchi
metri quadrati avrebbe dovuto avere una ferita mortale! E poi pochi minuti
dopo sbucò fuori un'altra balena! Non sono sicuro che quello fosse
effettivamente il "piccolo" (si fa per dire), ma immagino di sì…o
forse sarà stato un parente venuto per assistere il parto, o magari
un'ostetrica!
Comunque dopo un po' si allontanarono in coppia, l'una accanto all'altra
e non si fecero più vedere. Dato che ormai si era fatto tardi decidemmo
di cenare: questa volta non presi l'insalata di riso, ma mi accontentai
di cracker e formaggino (MIO…quello per bambini) con un po' di noccioline
e biscotti (PALICAO così umidi che sembravano di gomma… uno schifo!).
Come cena faceva abbastanza pena… ma in barca bisogna accontentarsi!
Stanco della giornata (quando si naviga per diverse ore, anche solo senza
muoversi troppo ci si stanca parecchio) io è Fulvio ci coricammo
sottocoperta. Non era passata neanche mezz'ora che mia madre iniziò
a chiamarci perché c'era un'altra balena! Guardai mio fratello
senza neanche alzarmi e iniziammo a ridere… dopo tutto quello che avevamo
visto, una balena non ci sconvolgeva più di tanto… ci girammo dall'altra
parte e continuammo a dormire.
Non ho più parlato di bollettini meteo e previsioni non perché
non ne abbia più sentiti, ma perché li reputo abbastanza
noiosi!
Secondo gli ultimi "avvisi ai naviganti" il vento dovrebbe venire da N-O,
come nei giorni passati… ma né ieri né oggi ho mai sentito
il vento provenire da lì! Durante la traversata ha praticamente
cambiato direzione ogni tre ore: N, E, S-W, N-E… ovunque ma mai N-W!
Sono sicuro… Noè sarebbe morto se avesse ascoltato i bollettini
meteo!
H
14:20
La costa corsa prosegue tranquilla alternando spiaggette irraggiungibili
e alte pareti rocciose in un spettacolo suggestivo. Il cielo è
azzurro con qua e là qualche pecorella smarrita… all'orizzonte
una leggera foschia ovatta le montagne a strapiombo sul mare, rendendo
il tutto "misterioso e affascinante".
Devo ancora finire il resoconto di ieri e, incredibile a dirsi, manca
ancora lo scenario più "poetico"!
…questa volta furono le grida di mia mamma a svegliarmi, ma non di paura:
mi chiamavano perché uscissi a vedere le stelle! Erano tantissime,
la via lattea tagliava il cielo a metà e tutte le costellazioni
erano ben visibili. Riconobbi subito l'Orsa Maggiore e da lì la
Stella Polare, perfettamente alle nostre spalle dato che stavamo andando
verso Sud.
All'orizzonte, davanti a noi, potevo scorgere la cittadella fortificata
che sovrasta Calvi: un castello illuminato su un promontorio dominava
il mare in silenzio.
Sullo sfondo le mille luci colorate di Calvi, un grazioso paesino di mare
pieno di vita fino a tarda notte… ed era davvero tardi allora! Senza accorgermene
avevo dormito fino a mezzanotte. Fu in questo buio costellato da bagliori
di cielo e di terra che entrammo in porto, ormai a notte inoltrata… nessuno
venne ad accoglierci… ci infilammo nel primo buco disponibile e ormeggiammo
la barca (ormeggiare è il sinonimo di parcheggiare, solo che il
primo si usa in mare!)
Dopo aver legato la barca al molo scendemmo per ammirare meglio il posto.
Mia madre tirò fuori birra fredda e lemoncello e bevemmo allegramente
felici di essere arrivati (vivi!) con diverse ore di anticipo (invece
di 24 ore ne impiegammo solo 18). Tutti gli altri erano ben vestiti perché
di notte in mare fa molto freddo, io non potevo coprirmi troppo soprattutto
nelle parti basse perché il fondoschiena bruciato mi faceva troppo
male, e ancora adesso, mentre sto scrivendo, ho difficoltà a sedermi!
Dopo aver sbevazzato abbondantemente (in realtà l'unico che bevve
il lemoncello fui io… gli altri si accontentarono di una birra) io e Fulvio
optammo per un gelato, nonostante fossero già le due e mezza di
notte! Con estremo dolore mi infilai un paio di pantaloni (non volevo
essere arrestato per oltraggio a pudore!) e ci incamminammo dal porto
verso il lungomare. I negozi nel frattempo avevano chiuso, solo un barista
che stava ripulendo le sedie fuori, impietositosi, ci fece prendere il
tanto sospirato gelato. Dopo una breve passeggiata tornammo in barca,
morti di sonno dato che ormai erano già le tre e ci addormentammo
felicemente per svegliarci il giorno dopo, cioè oggi, a Calvi…
il resto l'ho già raccontato…
Ajaccio
20-07-98
H
18:20
Avevo appena finito di "recuperare" il filo della storia, che un nuovo
"buco" dilania questo diario… dal primo pomeriggio del 19-07 sono successe
molte cose con ben 50 miglia di differenza!
…la costa Ovest della Corsica continuava frastagliata, eravamo riposati
e contenti, la meta non era lontana e in effetti la tappa Calvi-Girolata,
solo 15 miglia, sarebbe stata la più corta dell'intero viaggio.
Incredibilmente per un paio d'ore il vento soffiò da N-W!!! Sono
comunque sicuro che sia stato un caso… questione di probabilità…
nei giorni precedenti aveva spirato da ogni parte, nonostante le previsioni
insistessero sul Maestrale, prima o poi doveva girare anche di lì!
Sta di fatto che un bel venticello da N-W era proprio quello che ci voleva
per raggiungere la Girolata, saremmo arrivati per le cinque del pomeriggio,
in tempo per trovare un buon approdo all'ancora, dato che lì non
ci sono porti. Durante la navigazione decidemmo di passare tra un promontorio
(penisola Palazzo) e un'isoletta (isola di Gargallo), un passaggio grandioso
e impressionante fra le due muraglie di rocce rosse a picco. La difficoltà
fu duplice ma ne valse la pena: la profondità ridotta e l'esigua
larghezza non ci impedirono di passare e di scattare anche alcune bellissime
foto col sole all'orizzonte.
Io e Fulvio avvistammo anche tre caprette sullo spuntone di roccia collegato
alla terraferma che saltellavano da un arbusto all'altro.
Superato il "passaggio del Gargalo" (questo è il suo nome) entrammo
in una serie di golfi via via più piccoli a mo' di scatole cinesi
per arrivare, dopo il "golfo di porto" e il "golfo di Girolata", alla
Girolata vera e propria, un'insenatura naturale stupenda. Sfortunatamente
il porto era pieno di barche, ma in Luglio e Agosto è abbastanza
raro, se non impossibile trovare deserto il golfo; abbiamo comunque trovato
un buon ancoraggio a 50 m dalla spiaggia, poco dentro l'imboccatura della
baia.
Accaldati per la navigazione ci gettammo subito in acqua per una (faticosa!)
nuotata fino a riva e ritorno. Senza che me ne accorgessi erano già
arrivate le sette di sera… dopo aver gonfiato il gommoncino tornammo a
riva (in abiti "civili") per andare al ristorante. La vista che si godeva
dal nostro tavolo era impagabile… dominavamo tutta la zona che poeticamente
si oscurava al calare del sole per lasciare posto alle miriadi di stelle
non offuscate dalla luce elettrica.
La cena fu ottima: zuppa di pesce, filetto di carne, contorni vari e gelato…
mangiai tutto con gusto senza rendermi conto che il giorno dopo il mio
stomaco me l'avrebbe fatta pagare!
…senza accorgermene ho scritto per un'ora! I miei sono usciti con Fulvio,
Tiziana e Sandro (che ci hanno raggiunto oggi qui ad Ajaccio) per andare
a farsi un bagno… non sono ancora tornati! Dovrei smetterla con queste
brusche interruzioni… di questo diario si capirà ben poco… ma in
fondo è difficile scrivere in barca!
Nel silenzio del porto posso finalmente "ammirare" Ajaccio che… fa schifo!
Almeno in confronto a Calvi e altri posti… il fatto è che è
troppo grande! Sembra più qualcosa tipo Loano o San Remo, che un
grazioso porticciolo della costa corsa.
Tornando alla Girolata e precisamente alla sera, o meglio alla notte dato
che ormai, finita la cena, si erano fatte le 11, devo ammettere che in
effetti in quel paradiso mancava qualcosa… una doccia d'acqua dolce! Del
resto non si può avere tutto…
Dopo cena tornammo in barca col gommoncino (altra remata!) dove, seduti
in pozzetto, passammo un'oretta ad ammirare le stelle e bere lemoncello,
immersi in una pace sovrannaturale, stanchi ma soddisfatti. Vidi anche
due stelle cadenti… non le solite piccoline… delle saette luminose che
squarciavano il cielo lasciando la loro scia per qualche secondo! Probabilmente
ne passarono molte altre, ma io ero troppo stordito per vederle… e poi
due desideri bastavano, soprattutto perché riguardavano la stessa
persona!
Passammo la notte all'ancora e alle 7:30 del giorno seguente "suonò
la sveglia" (cioè mio padre iniziò a rompere le palle).
Capii subito l'errore che avevo fatto… praticamente ero immobilizzato
dal mal di pancia, e non avevo neanche "le mie cose"! mi alzai a fatica
e uscii dalla barca cercando di sboccare fuoribordo per liberarmi ma,
nonostante avessi una forte nausea, purtroppo non vomitai… e fu un peccato
veramente perché almeno mi sarei liberato! Invece Dio, come se
volesse punirmi, mi lasciò quella complicata digestione come compito
per le prossime 4 o 5 ore, cosa che, con enorme gioia, mi fece star male
fino alle tre del pomeriggio… cazzo!!! Mia madre cercò di "salvarmi"
con una specie di intruglio frizzante ma l'effetto, evidentemente, non
fu immediato. In effetti già la notte aveva preannunciato una digestione
"complicata"… rimasi sveglio ad ascoltare la musica fino alle tre, ma
sul momento avevo dato la colpa alle chiappe bruciate che impedivano di
trovare una posizione comoda, come fanno ancora adesso mentre scrivo,
appoggiandomi sulle ginocchia, accovacciato nel pozzetto.
Rimasi tutta la notte stordito, lottando nuovamente come il primo giorno,
tra calci nello stomaco e pugni in testa, addormentandomi e svegliandomi
continuamente.
Ero in uno stato abbastanza confusionario, mi sentivo debole e spossato,
c'era poco vento e continuavamo a ciondolare! Mia mamma e Fulvio si fecero
un bagno per rinfrescarsi mentre io continuavo a cercare un po' di ristoro
all'ombra delle vele.
Ovviamente il caro Dio non aveva ancora infierito abbastanza (con tutto
il mio rispetto ovviamente!)… mentre, con grande difficoltà e mancanza
di equilibrio, aiutavo mio padre a ritirare lo spinnaker (quella vela
grossa e colorata) con grande sfiga mi beccai un gancio di ferro in faccia
(il gancio che c'è alla fine della vela per fissarla all'albero)…
e non lo presi in un posto qualsiasi… ma nell'occhio!!! Ero incazzato,
sfiduciato, stanco e dolorante! Non avevo voglia di fare niente e un grosso
nodo alla gola mi impediva di parlare… sull'orlo di piangere mi sedetti
a prua sulla zattera di salvataggio… non era tanto la "ganciata nell'occhio"
che mi abbatteva… ma la stanchezza accumulata, la mancanza della persona
amata… la paura di perderla… il terrore che si dimenticasse di me… delle
mie carezze… dei miei baci… tutto per un mese in Sardegna!
Arrivai ad Ajaccio di pessimo umore e il posto non aiutò il mio
cuore a risollevarsi… una cittadona: cubi di cemento incastrati tra le
montagne e il mare, in un posto che sarebbe stato fantastico se non ci
avessero costruito niente!
La prima cosa dopo l'attracco al molo fu il bagno! La spiaggia, all'ombra
delle mura di una fortezza, non era per niente brutta… l'acqua era pulita
e la sabbia fine… strano! Lì vicino c'era un porto dove arrivavano
traghetti grandi come la Tirrenia!
Tornato in barca iniziai a scrivere… e non ancora finito!
Porto
Taverna 23-07-98
H
14:00
Sono in paradiso!
Seduto sotto l'ombrellone in riva al mare, davanti ad un'acqua trasparente
di un verde surreale, giochicchiando con i piedi nella sabbia, finalmente
riprendo a scrivere questo diario, abbandonato tre giorni fa per il troppo
vento e per la mancanza di tempo. Siamo arrivati ieri pomeriggio… ma la
"narrazione" è rimasta ad Ajaccio!
La sera uscimmo tutti assieme per andare al ristorante… trovammo un grazioso
localino in un vicolo che dal lungomare portava verso l'interno, verso
le montagne, tra due strette file di vecchie case.
Memore della cazzata fatta alla Girolata mangiai di meno! Insalata di
mare, filetto di pesce, formaggio e creme caramel… non proprio leggerissimo
ma comunque niente in confronto alla bistecca e alla zuppa di pesce (5
porzioni!) della sera precedente. Finita la cena andammo in giro per la
città… perché davvero si trattava di una città data
la grandezza… una tipica città ligure! Non so perché ma
mi venne in mente Sanremo… già… forse so il perché! Girando
per negozi comprai altre cartoline, sempre per la stessa bellissima ragazza,
una fata dai lunghi capelli castani che continuava a venirmi in mente.
Fu quando io e Fulvio decidemmo di prendere un gelato che ci separammo
dal resto della "ciurma"… un gelato buonissimo: menta e cioccolato… enorme…
dolce... fresco… colorato! Tornando alla barca, sempre con mio fratello,
mi fermai a vedere delle bancarelle vicino al porto… cercavo qualcosa
che mi mancava… un ciondolo d'argento con una pietra azzurra incastonata
nel mezzo. Non ne volevo uno uguale, perché l'originale e unico
l'avevo regalato ed ero contentissimo che ce l'avesse quella persona…
ma desideravo qualcosa di strano… particolare… che mi attirasse come aveva
fatto l'altro. Comprai una buffa collanina con una conchiglia e un pezzo
di plastica verde che sul momento mi aveva affascinato… ma che adesso
mi fa schifo e non so più neanche dove sia!
Stanchi per la lunga giornata tornammo in barca e stranamente i miei non
erano ancora arrivati! Li aspettai guardando le stelle… come al solito…
seduto sul ponte della barca… sospirando e pensando alla… sì… sempre
alla stessa persona!
Quando arrivarono gli altri restammo ancora un po' fuori a bere un po'
di lemoncello… l'ultimo rimasto nella sottile bottiglia, per poi andare
a letto e prepararci per quella che sarebbe stata la giornata più
pesante di tutta la traversata!
H
14:30
Sono sempre qui… all'ombra… tranquillo… mio fratello, Andrea e Camilla
sono andati a farsi una passeggiata sulla spiaggia. Da Tavolara soffia
un leggero venticello, ideale per rinfrescare questa calda giornata di
Luglio. Non mi sembra vero… dopo tanto tempo sono di nuovo seduto in una
cartolina!
…21 luglio 1998… sei di mattina… Ajaccio… partenza per Bonifacio… inizia
l'incubo!
Il vento ululava da sud-est… Scirocco… altro che Nord-Ovest… ce l'avevamo
perfettamente in faccia… come le onde, del resto, che non facevano altro
che sbatacchiare la barca su e giù, in un moto caotico che spezzava
il fiato!
Io non mi svegliai subito, quando mi alzai eravamo già partiti
da un'oretta (ho il sonno pesante in barca!)… capii immediatamente però
di essere la persona sbagliata al momento sbagliato: svogliato e per nulla
interessato alla vita di mare mi trovavo davanti alla sua furia… e non
ne sarei uscito per le prossime 14 ore! Vista la situazione mia madre
mi offrì subito una xamamina che purtroppo però mi
diede solo la mazzata, senza farmi addormentare.
Le miglia da percorrere sulla carta erano tante… ma non potevamo questa
volta andare a motore dritti a Bonifacio perché da solo contro
il vento e le onde il nostro povero 25 cavalli non ce l'avrebbe fatta
(NOTA: Si vede che ho cambiato penna a metà pagina?) Dovevamo andare
a vela, bordeggiando e virando continuamente! Solo la sera ci saremmo
resi conto anche di un errore di rotta che ci portò a fare quasi
il doppio della "strada"!
Il vento, impetuoso e tagliante, frastagliava le cime delle alte onde
alzando nuvole d'acqua che si abbattevano sulla mia faccia, distrutta
dal sale e dal sole.
Non potendo assolutamente andare sottocoperta, dove tutto crollava per
i continui sballottamenti, per evitare di bruciarmi, sdraiato sopravento
tra la rete esterna e la cabina, avvolsi la faccia in una federa bianca
e le gambe in un asciugamano. Così immobilizzato, cieco e infreddolito,
passai qualche oretta, combattendo come al solito con il mal di
mare che come un amico fedele era sempre pronto a venire a trovarmi nei
momenti più opportuni… per lui!
Dopo un po', quando anche l'asciugamano e non solo la federa era completamente
inzuppato di acqua salmastra, iniziai ad avere veramente freddo! Il vento
e le onde non avevano alcuna intenzione di fermarsi e nonostante il sole
di Luglio fosse alto nel cielo e neanche una nuvola osasse sfidare la
potenza del vento macchiando di bianco quel limpido azzurro una lama ghiacciata…
una frusta salata… una lancia affilata continuava ferirmi, abbattendo
quel corpo già distrutto dalla nausea. Tutto quello che mangiai
fino alle dieci di sera fu un misero pezzo di pane vecchio e duro, che
secondo mia madre avrebbe dovuto farmi stare meglio, inzuppato dagli schizzi
d'acqua salata, infilato ogni tanto sotto la federa fino alla bocca, tra
le labbra secche e spaccate e poi giù, fino allo stomaco sconvolto
dal mare.
Le ore passarono lente e pesanti in quelle condizioni estreme e ogni minuto
sembrava eterno, cadenzato del rumore delle onde che si infrangevano contro
la prua e dallo sbatacchiare delle vele dietro le improvvise raffiche
che variegavano il fluire "monotono" del vento. In quel saliscendi era
impossibile anche muoversi e l'immobilità rendeva ancor più
penosa quella difficile situazione.
Il raro momento… quella "particolare" combinazione che non aveva fatto
altro che "infastidirmi" per tutta la giornata, non impedì a me
e a mia madre di litigare!
Dato che ormai da tempo mi era venuto in mente un regalo da fare alla
mia bella un po' "dispendioso", con la mia "intelligenza impulsiva" decisi
che il momento più adatto per chiedere soldi a mia mamma era quello…
come è facile sbagliarsi! Ottenni minacce… o forse promesse di
non avere più una lira perché avevo troppo e chiedevo sempre
di più, che non meritavo niente perché non facevo niente…
forse ha ragione… ma comunque non smetterò mai di chiedermi perché
mia madre non fa altro che trovare e valutare i miei lati negativi, sminuendo
quello che faccio e criticando ogni cosa… non riuscendo ad apprezzare
quelle "poche buone cose" che ogni tanto impegnano la mia vita. Non mi
reputa un buon figlio, ma forse chiede troppo da me.
Quella litigata, tipica tra me e lei ma così diversa in un momento
come quello, di sicuro non mi aiutò a passare, almeno psicologicamente,
in maniera serena il resto della giornata che, nonostante fossero già
le cinque, mi sembrò interminabilmente lungo.
H
16:30
E' da due ore e mezza che scrivo! Gli altri hanno già fatto il
bagno e adesso si stanno mangiando un gelato sdraiati sulla sabbia al
sole… assieme.
Mi hanno chiamato un'altra vola… mi hanno chiesto di stare con loro… da
un po' di tempo sono diventato un solitario… o forse la loro compagnia,
adesso mi sembra inutile rispetto a quella della mia amata a cui mi ero
abituato. Comunque, adesso, nonostante tutto andrò con loro, continuerò
il racconto più tardi…
Porto
San Paolo 24-07-98
H
10:30
Lo sciacquettio della "girella innaffiatrice" è l'unico rumore
che turba la pace del silenzio nel giardino di casa mia. Il villaggio
è ancora deserto, qui in Sardegna la vita comincia più tardi…
dato che si protrae fino a tarda notte! Le cime degli oleandri ciondolano
pigramente sospinte da un leggero soffio che spira dal mare, in una danza
sinuosa che incanta lo sguardo… sono tranquillo… ho appena fatto colazione
seduto all'ombra, al fresco della tettoia e il momento ha risvegliato
il desiderio di scrivere e di continuare quello che ormai sta diventando
più di un semplice "diario di bordo".
…con grande sorpresa da parte di mio padre le condizioni atmosferiche
non migliorarono con l'arrivo della sera… davvero insolito… ma per le
Bocche di Bonifacio, davvero una terra tempestosa, lo Scirocco da Sud-Est
era il vento ideale per incanalarsi tra la Corsica e la Sardegna agitando
il mare e gli animi degli sventurati che avevano osato attraversarlo.
Il porto era lì, davanti a noi quando, presi dalla disperazione,
provammo ad ammainare le vele e proseguire a motore, nella speranza che
ce la facesse contro quelle onde che sembravano girare, sospinte da una
forza misteriosa, per venirci sempre in faccia.
Il porto era lì, sempre lì, vicino e irraggiungibile come
un pacco di biscotti su una mensola troppo alta per un povero bambino
che non ha sedie su cui arrampicarsi… e noi eravamo davvero bambini sperduti
in un gioco più grande di loro. Quell'ultimo breve ed eterno passo
finì alle nove di sera, dopo 14 ore di sofferenza, quando mio fratello
saltò sulla banchina del benzinaio per ormeggiare… il porto di
Bonifacio era qui… incredibilmente era davvero qui attorno a noi… ma pieno!
L'unico approdo "sicuro" rimasto era purtroppo solo il piccolo pontile
di cemento del distributore, ma in quella situazione non eravamo davvero
in condizioni per protestare e con gioia, almeno di essere arrivati, ci
accontentammo. Come al solito… e come abitudine non è niente male…
mi preparai per andare al ristorante, e lì nel Porto di Bonifacio
ce n'erano davvero tanti! Come se la "legge del contrappasso" guidasse
la nostra scelta, tra tutti i localini in riva al mare decidemmo di fermarci
all'unico al chiuso…-di acqua ne avevamo vista abbastanza!
Mangiai di gusto e questa volta la "pesantezza" delle nostre portate aveva
davvero superato ogni limite: tagliatelle e cinghiale!
Dopo il gelato, ormai di rito, tutti si ritirarono "nelle loro stanze"
per una "lunga" notte di sonno… ma io no… ero troppo sveglio o forse troppo
agitato e nonostante fossi giustamente stanco non andai a dormire e optai
per una passeggiata notturna.
Proprio sopra il porto era stato costruito, centinaia o forse migliaia
di anni fa, una roccaforte scavata nelle alte pareti rocciose bianco latte
e quasi magicamente fu proprio il fascino di quell'antico castello ad
attirare i miei passi… da solo, con la mente che correva continuamente
alla ragazza amata e immaginava quella camminata con lei, mi avventurai
per 140 pesanti scalini, fino ad un sentiero, per arrivare alle mura della
fortezza dove correva una strada panoramica tutt'intorno. Da quell'altura,
teatro di antiche battaglie, la vista del mare e delle muraglie calcaree
a strapiombo sull'acqua toglieva il respiro e il manto di stelle
si perdeva all'orizzonte nel cupo della notte risvegliando tristi pensieri
di solitudine… sulle rive di quelle mura di pietra mi sono seduto e ho
pianto… era la paura di perderla ancora… l'ansia di rivederla… la mia
fragile psiche provata dallo sforzo di quella giornata non aveva resistito
a quella malinconica notte. Quando tornai in barca erano ormai passate
due ore… tutti dormivano profondamente all'una di notte in un profondo
silenzio e anch'io non ci misi molto ad addormentarmi, desideroso di partire
la mattina seguente per Porto san Paolo… finalmente.
Mura
di pietra
Di guerre passate
Eterno ricordo
Sul mare
Non sento
Grida lontane
Impregnate nel vento
Ma un pianto
Di tristi memorie
Nell'Eco salato
Porto
Taverna 25-07-98
H
14:45
Oggi è sabato… Porto taverna e pieno e sulla spiaggia si fatica
a camminare non solo per il caldo ma anche per le persone, gli ombrelloni
e gli asciugamani che tappezzano la sabbia.
Qualche vela all'orizzonte si muove velocemente trascinata dal vento che
qui non manca ormai da diversi giorni.
Tavolara si alza come una sfinge sul mare lontano, maestosa e imponente
domina la calma circostante aspettando paziente chissà chi o che
cosa… l'ultimo giorno, mancano solo una manciata di ore, un'ultima ombra
da rischiarare e il racconto di questa traversata spossante sarà
finito.
…Presto… partimmo molto presto da Bonifacio nella speranza che il vento
si fosse placato… ma io dormivo ancora e non mi sarei svegliato prima
delle nove, quando per spezzare il viaggio ci fermammo a Spargi, un'isoletta
a Nord della Sardegna nell'arcipelago della Maddalena famosa per le sue
calette. Nonostante fosse abbastanza presto, almeno per l'orologio estivo,
già arrivavano i primi turisti e il porto, bellissimo e deserto,
si sarebbe riempito furiosamente nel giro di qualche ora… ma noi non avevamo
così tanto tempo! Il bagno fu veloce ma rinfrescante, dopo una
notte in una "cuccia" era proprio quello di cui avevo bisogno! Lasciammo
quella piccola insenatura naturale dall'acqua smeraldina dopo neanche
un'oretta, quando il numero dei nuovi arrivati non era più contabile
su una mano sola… altri lidi ci attendevano quella stessa giornata. Pensandoci
adesso sembra impossibile… il giorno prima vento e mare sconvolgevano
il paesaggio ma appena usciti dalle Bocche, d |